di Elena Vitali

Siamo nell’est del Veneto, ai piedi del Massiccio del Grappa, in un paesino ordinato e grazioso. Siamo a Possagno nel 1757, e precisamente il 1° novembre. Un anno preciso. Una data precisa. E’ quando nacque il padre del neoclassicismo, Antonio Canova.
In questo piccolo borgo, un insieme di abitazioni tra il verde della folta vegetazione, era solito tornare, anche dopo essersi trasferito a Roma, per rigenerarsi e per godere dell’amore della sua gente e della sua terra natale. Qui oggi ogni angolo di strada riecheggia del grande maestro. Ed è proprio tra queste viuzze che si trova il più grande scrigno che custodisce l’eredità storica ed artistica dello scultore: il Museo Gypsoteca.

La sala degli Specchi

Il colpo d’occhio quando si entra è sorprendente: si è colpiti dal candore dei gessi che risplendono illuminati dalla luce. Un’immersione completa nell’arte in cui ogni statua racconta la propria storia fatta di studio e sudore. Volti delicati, corpi morbidi e sinuosi che danzano al ritmo di antichi ritmi; amori che si intrecciano in carezze e sguardi; combattimenti appena conclusi mentre altri sono in pieno svolgimento; tensioni muscolari che si gonfiano sotto sforzi sovrumani.
La luce accarezza i gessi, li rende protagonisti, li riporta in vita così come fece la mano del loro creatore; frammenti di un progetto che preannuncia il lavoro finale, l’atto che vivifica il gelido marmo instillando il soffio della vita eterna.

attraversando un curatissimo giardino in cui un vigoroso pino italico piantato dal Canova stesso nel 1799 ancora oggi offre la sua ombra nei caldi pomeriggi d’estate, la Casa natale apre le sue porte. Una tipica struttura abitativa del Seicento

Nello stesso complesso, attraversando un curatissimo giardino in cui un vigoroso pino italico piantato dal Canova stesso nel 1799 ancora oggi offre la sua ombra nei caldi pomeriggi d’estate, la Casa natale apre le sue porte. Una tipica struttura abitativa del Seicento che lo stesso artista ristruttura ed amplia con la costruzione di alcune stanze tra cui la Torretta, luogo sacro che sarebbe diventato il suo studio durante i soggiorni possagnesi.

Si ammirano non solo gli spazi dedicati alla vita quotidiana, come la cucina o la Sala degli Specchi – appositamente allestita dal Canova per i suoi ospiti – ma anche dipinti, incisioni, disegni, alcuni marmi, utensili da lavoro e effetti personali tra cui l’abito indossato durante la posa della prima pietra del Tempio Canoviano.

Il grande scultore non vide mai completato il Tempio da lui progettato. Fu suo fratello a seguire i lavori fino all’ultimo intervento nel 1832. Oggi sono sepolti insieme al suo interno, anche se il cuore dell’artista si trova nel monumento funebre ospitato nella Basilica dei Frari e la mano destra, invece, all’Accademia, entrambe a Venezia.
Il tempio sbalordisce per la sua imponenza; la doppia fila di alte colonne doriche accoglie i visitatori con una maestà e grandezza davvero sorprendente. La chiesa si presenta non solo come una fusione di due monumenti simbolo il Pantheon di Roma e il Partenone di Atene, ma anche come integrazione e combinazione di tre stili di arte – Greca, Romana e Cristiana – simbolo delle tre età della storia.

@elenavitali72

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