Il panorama geopolitico attuale è dominato da molteplici conflitti su scala globale.

Eppure ci sono guerre che continuano a non essere al centro dell’attenzione della comunità internazionale. Quasi ci fosse una netta distinzione tra conflitti di serie A e quelli di serie B, si trascura il fatto che le vittime innocenti, le devastazioni, la povertà, le malattie sono le stesse a prescindere dal teatro di guerra. 

Ucraina e Medio Oriente sono considerate le grandi crisi internazionali e la loro cronaca oscura situazioni umanitarie drammatiche come quella che dilania la Siria da 13 anni o quella del Sudan causata dalla guerra scoppiata un anno fa.

Il conflitto, spesso definito come una «guerra dimenticata»
proprio per lo scarso interesse dimostrato dell’opinione pubblica
è scoppiato in Sudan, il paese più orientale del Sahel,
il 15 aprile 2023
nella città di Khartoum.

Guerra in Sudan

Nella capitale, le Forze paramilitari del Supporto Rapido (RSF) guidate dal generale Mohamed Hamdan Dagalo, detto Hemedti, si sono scontrate con l’esercito regolare, Forze armate sudanesi (SAF), capitanato dal generale Abdel Fattah al Burhan.

Sudan. Da destra il generali Abdel Fattah Al Burhan e il generale Mohamed Hamdan Dagalo detto Hemedti

Sudan. Da destra il generali Abdel Fattah Al Burhan e il generale Mohamed Hamdan Dagalo detto Hemedti

Il gruppo denominato RSF, Rapid Support Forces è un esercito di circa 100mila uomini composto principalmente dalla milizia araba dei Janjāwīd  (ovvero “demoni a cavallo”), un gruppo di miliziani arabi che, negli anni 2000, si macchiarono le mani di sangue combattendo contro i ribelli del Darfur. Interi villaggi furono bruciati, centinaia le donne stuprate e gli uomini uccisi e gettati in fosse comuni. Un vero e proprio genocidio contro le etnie africane del Darfur.

Sudan. Forze armate sudanesi (SAF)

Sudan. Forze armate sudanesi (SAF)

La storia dei due generali incomincia qualche anno indietro quando sia Burhan sia Hemedti
erano gli uomini di fiducia dell’ex-presidente Omar al-Bashir.

Destituito durante la cosiddetta rivoluzione sudanese nel 2019, dopo trent’anni di governo, il Presidente Omar al-Bashir fu accusato di genocidio perpetrato nell’annosa guerra civile nel Darfur (2003-2008), in cui l’esercito sudanese si rese protagonista di un massacro etnico contro le popolazioni non musulmane, causando oltre 400.000mila morti e quasi 3 milioni di sfollati.

Fu lo stesso generale Dagalo (Hemedti) il responsabile del rovesciamento del Presidente, segnando la fine di uno dei regimi al potere più longevi in Africa.

Al-Bashir fu sostituito da Abdollah Hamdok che, sostenuto dagli Stati Uniti, avrebbe dovuto guidare il Paese verso una transizione democratica che però non si è mai realizzata. 

La sua amministrazione, infatti, era caratterizzata da forti tensioni tra gruppi civili e militari, quest’ultimi in buona parte ancora fedeli al regime precedente. Così, nel momento in cui il nuovo capo promosse una riforma dell’esercito per epurare le forze militari rimasti fedeli all’ex regime, tra cui le RSF, quest’ultime hanno preso il potere per mezzo di un golpe avvenuto il 25 ottobre 2021. 

Sudan, Colpo di Stato 2021

Da quel momento, in cui i due generali furono il braccio e la mente, Abdel Fattah al Burhan ha interrotto la “transizione democratica”, istituendo il Consiglio Sovrano di Transizione
di cui egli stesso era a capo con Dagalo come vice in comando.

Nel dicembre 2022, su pressione internazionale, i due generali acconsentirono a guidare il Paese verso una stabilità politica ma presto nacquero disaccordi e le prime forti divisioni. A provocare la rottura dei rapporti fu in particolare la decisione di Burhan di integrare nell’esercito sudanese le Rapid Support Forces (RSF) guidate da Hemedti: questa scelta fu osteggiata molto duramente proprio dallo stesso Hemedti che temeva una perdita di potere.

Il 15 aprile del 2023, di fronte al possibile scioglimento delle RSF, Hemedti iniziò le prime operazioni militari contro l’esercito regolare sudanese. Il gruppo, che ha il sostegno degli Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita che lo ha utilizzato come milizie di mercenari nella guerra nello Yemen contro gli Houthi sciiti che governano a Sana’a, e ha sempre avuto anche stretti rapporti con il gruppo Wagner, la compagnia di mercenari russi, si è così scontrato con l’esercito regolare, SAF, che ha invece circa 300mila uomini, è sostenuto dall’Egitto e ha il vantaggio militare di avere a disposizione l’aviazione.

Proprio gli aerei da guerra della SAF stanno bombardando da mesi le zone controllate dalle RSF, causando molti morti soprattutto fra la popolazione civile. 

Sudan, la Guerra dimenticata

Dopo una fase iniziale in cui furono organizzate tregue temporanee per permettere ai civili di abbandonare le zone degli scontri, la guerra fra le due fazioni è diventata più violenta e generalizzata, con maggiore intensità nella regione di Khartoum, la capitale, in quella centrale del Kordofan e in quella occidentale del Darfur.

La guerra civile in Sudan si sta dimostrando una delle più violente degli ultimi anni. Il bilancio è drammatico con almeno 15 mila morti, 8 milioni di profughi verso il Ciad, Egitto, Etiopia e Uganda. 18 milioni di persone che hanno bisogno di assistenza umanitaria per sopravvivere, una carestia imminente e crimini di guerra commessi da tutte le parti in conflitto, ovvero le Forze Armate Sudanesi e le Forze di Supporto Rapido.

Tutto questo tra il silenzio e l’indifferenza del mondo.

@IncantoErrante