di Maria Cristina Moreschi

C’è il sole quando atterro a Dublino, ma parte del suo cielo è plumbeo. Era così che me lo aspettavo. Ora piove. Nessuno ha l’ombrello aperto, ma tutti hanno il cappuccio alzato a coprire i capelli. Già, qui ogni persona indossa una giacca con il cappuccio, e ha le mani libere di bagnarsi. Sono solo io che ho il mio ombrello aperto. E’ rosso.
Hanno ragione loro, gli irlandesi, l’ombrello impedisce di vedere cosa il cielo dona. Non le gocce della pioggia, ma lo spettacolo immenso proposto dalle nuvole.

Il cielo d’Irlanda è un oceano di nuvole e voce,
il cielo d’Irlanda è un tappeto che corre veloce
Il cielo d’Irlanda ha i tuoi occhi se guardi lassù

Le sue nuvole si distendono, si liberano, si piegano, si attorcigliano in una continua danza, ogni ora, ogni minuto diversa. E allora la musica irlandese ti sale all’orecchio. Le sue volute sembrano quelle che puoi vedere guardando verso l’alto, verso lassù.

Il cielo d’Irlanda è una donna che cambia spesso d’umore
Il cielo d’Irlanda è una gonna che gira nel sole
Il cielo d’Irlanda si apre e si chiude col ritmo della musica

Il grande cielo mi accompagna attraverso le strette vie disegnate dai muretti a secco tra i prati verdi. Di fronte all’oceano, l’azzurro che è spesso grigio, si gonfia di vento e il silenzio diventa preghiera. Uno spettacolo intenso a sublimare il tuo essere dove la natura diventa padrona del tutto.

E’ meraviglia quando i raggi del sole squarciano il grigio strato della coperta di nuvole per donare enormi specchi sulle immense sabbie. Un’energia potente contro la vita calma di queste terre, quasi un fermo immagine di anni passati. Nei miei occhi, nel mio cuore rimarrà Lui che ha disegnato per me questo viaggio, questo mio andare. Che non si ferma.

Dovunque io stia bevendo con zingari e re
il cielo d’Irlanda si muove con me
il cielo d’Irlanda è dentro di me

@macrimore

Tutte le fotografie sono di proprietà dell’autrice