di Annalisa Colonna

“Gli uomini non vivono, sono sempre In attesa di vivere.
Rimandano tutto al futuro.”
Lucio Anneo Seneca

Crediamo di essere pronti a tutto. Che gli eventi avversi si verificheranno sì, ma tra un po’, non ora, non domani. Prima o poi.
Quest’anno è stato il mio hic et nunc, dopo anni di procrastinazione mentalmente organizzata. Non si è mai pronti a dire addio ad una parte fondamentale della tua vita. Anche se intuisci, razionalizzi, speri. Sempre col sorriso sulle labbra. Sono stata in ospedale con mio padre fino alle 18.30 dell’8 marzo 2023. L’ho visto tornare in camera nel letto agganciato al traino a motore. Abbiamo riso per questa “corsa allettata”. 12 ore dopo gli dicevo un sordo addio mentre portavo via le sue cose dalla stanza.
Se n’è andato alle 5.30 a.m. del 9 marzo 2023.
Con lui ho vissuto due vite. Al suo cuore ormai stanco ho cercato di sopperire con il battito del mio, non abbandonandolo mai, cercando di dargli coraggio e, col sorriso, di strappare alla morte del tempo di qualità ed autonomia che potesse farlo tornare a sperare e sorridere. E con l’aiuto di un caro collega medico, sono riuscita.
Non avrei mai pensato di avere tanta forza e nessuna paura. Resistere ai tanti momenti brutti e improvvisi ormai sempre più frequenti. Più peggiorava, più insistevo. Finché, tornando a casa quella sera, ho ceduto. Era ora di lasciare che gli eventi facessero il loro corso e pregare affinché non soffrisse o si arrendesse per non condannare sé stesso e noi ad una non – vita di apatico dolore. Una sensazione. Divenuta certezza.
Dio mi ha ascoltata. I medici mi han detto che è morto nel sonno ed ogni tentativo di rianimazione, pur senza garanzie di una vita degna di tale nome, è stato vano.
Io e mia madre siamo rimaste sole. Non finiamo più di contare i danni. La morte di papà ci ha mostrato bene chi avevamo intorno e la necessità di fare al più presto pulizia. Certi rapporti terminano per un motivo o una serie che non dipendono solo da noi e cercare un confronto è trovare un litigio.
Che l’ignoranza sia il male peggiore lo sapevamo ma non ci saremmo mai aspettate che la famiglia, quando si profilano interessi economici pur non legittimi, diventi la nemica più accanita colpendo alle spalle senza pietà.
Avevo tanti progetti, a prescindere dai miei genitori. Ed ho lavorato in questo senso. Ma la morte di papà e il voler stare vicina a mamma hanno fatto sì che tutto sia cambiato. Almeno per ora.
Non intendo avvicinarmi logisticamente ed affettivamente ad alcuni parenti. Hanno colpito talmente duro mancando di rispetto a mio padre in primis e a noi, che non li considero più parte della mia vita. Venduta la casa di papà, spero a breve, si chiude un’epoca. Basta tossicità.
La mia vita ha una sua impostazione. Voglio riappropriarmi di spazi e momenti di cui mi sono privata per cause di forza maggiore. E’ giusto farlo da sola. Il resto sarà volontà di Dio.
Da sola ho condotto la nave in porto ad un passo dall’attracco. Partendo quasi dal nulla. Mio padre non ha avuto la forza di contrastare i suoi fratelli, affidando il compito a me, unica donna di una generazione di maschi fragili e sudditi di una madre vedova, lavoratrice, anaffettiva. Mio nonno doveva essere buono. Dicono che mio padre gli somigliasse. Lui però ha avuto noi.
La forza che ho avuto e spero di avere sempre al bisogno, non so fin dove potrà ancora spingersi né da dove provenga. Siamo donne. Ci trova lei e ci manda avanti. Nonostante il dolore, la salute, i problemi. Nonostante tutto.
Forse quando dormiamo o rilassiamo ci mettiamo in carica come i cellulari. Per ritrovare il sorriso e magari chissà, anche quello che non si spera più. Una donna si rialza sempre. Anche stravolta.
Ho solo una certezza nella mia vita. In qualsiasi frangente, sceglierò sempre me.
Ringrazio chi c’è stato in questo tempo che non so quantificare.
Soprattutto chi si è rivelato.
La mia curiosità e amore per la vita non ne hanno risentito.

@annalisa.colonna.71