di Elena Vitali

Non amavo Pina Bausch.
Fin da piccola restavo in trepidante attesa dell’appuntamento domenicale di “Maratona d’Estate”, un programma dedicato interamente alla danza, in onda su Rai Uno, sapientemente ideato e condotto dalla grande critica Vittoria Ottolenghi. Grazie a lei, per più di vent’anni, importanti coreografi e ballerini hanno danzato sugli schermi delle nostre case: Merce Cunningham, Bob Fosse, Cortès, Balanchine e… Pina. Ed erano proprio in quelle puntate, dedicate appunto alla coreografa tedesca che il mio dito andava a premere il pulsante per spegnere il televisore.
Tutto era troppo pesante, troppo difficile da capire, troppo lento, troppo introspettivo. Avrei preferito immergermi in nuvole di tulle bianchi o colorati per immedesimarmi in Silfidi, Villi, figure animate o principesse.

Non amavo Pina Bausch.
Agli occhi di una bambina, che sognava scarpette da punta e crinoline, lo stile di Pina era incomprensibile, a dir poco inaccettabile.
Magari avessi avuto la possibilità già allora di leggere un testo come quello scritto da Beatrice Masini! Avrei fin da subito apprezzato Pina come la vera rivoluzionaria della danza contemporanea!

Pina Bausch la vera rivoluzionaria della danza contemporanea. Photo Credits: Corriere della Sera

Il breve romanzo “Quello che ci muove”, pubblicato da Rueballu nella collana Jeunesse ottopiù, è la chiave di lettura necessaria per avvicinarsi fin da piccoli alla “pioniera, scienziata, ricercatrice dei territori non mappati dell’animo umano”, come la definì Wim Wenders.
La storia raccontata non è soltanto una biografia, un resoconto della sua straordinaria carriera. Questo romanzo porta in sé l’essenza della sua arte.

“Io non ho mai voluto provocare, volevo solo cercare di parlare di noi.”

L’intento di Pina è chiaro: raccontare non una storia, ma unicamente le persone. Nei suoi allestimenti i corpi esprimono emozioni, stati d’animo, rabbia, felicità, amore. Attraverso i movimenti si può mostrare l’anima, senza paure, senza vergogna, senza imbarazzo.
Le parole della Masini si susseguono e scivolano come corpi danzanti offrendo anche ai più piccoli una “spiegazione” di quanto in realtà non dovrebbe essere spiegato: guardare uno spettacolo senza chiedersi il perché, senza dare necessariamente un senso, ma solo apprezzarlo per la bellezza e per le sensazioni lasciate.
Un’opera da leggere, resa ancora più preziosa dalle illustrazioni di Pia Valentinis, che accompagnano pagina dopo pagina questo piccolo gioiello.

“Non mi interessa come si muovono le persone, ma quello che le muove”

B. Masini, “Quello che ci muove – Una storia di Pina”, Palermo, Rueballu, 2016

Elena Vitali @elenavitali72