di Amina Ardito |

PESCA, PESCATO E FERMO PESCA

Lavoro come impiegata amministrativa al mercato ittico di Trieste. Un’esperienza, questa, che mi ha fatto scoprire un mondo ricco di folklore, cultura e storia. Sono così sbalordita e incredula che vorrei raccontarvi le mie impressioni, diffondere i piccoli, grandi segreti di un mondo celato a chi non lavora in questo campo, che potreste davvero restare, anche voi come me, piacevolmente stupiti da ciò che può svelare una realtà come questa. 

Dunque vorrei incominciare proprio parlandovi di pesca e, in particolar modo, di fermo pesca. Ah si, immagino cosa stiate pensando. Che certo non  è l’argomento più emozionante che poteva capitarvi, ma vi assicuro che riserva non poche sorprese ed è sicuramente un buon punto di partenza per imparare a conoscere questo mondo.

“Pesca, forza, tira pescatore, pesca e non ti fermare”

Al contrario di quello che scriveva Pierangelo Berti nella sua celebre canzone “Pescatore”, mi sento di dire che in certi periodi sia necessario fermarsi.

©Photo credit: @amina_sunflower

Questo procedimento infatti, è un provvedimento pensato per la salvaguardia ed il ripopolamento dei nostri mari.
In questo periodo viene imposto di fermare le reti ad alcune tipologie di pescherecci per circa un mese. Durante questo blocco viene programmato uno stop a scaglioni dall’Adriatico al Tirreno (nel 2019, ad esempio ha iniziato la zona da Trieste ad Ancona, per poi proseguire con San Benedetto – Termoli, Manfredonia – Bari, Brindisi – Civitavecchia per poi terminare con la tratta da Livorno ad Imperia).

IL FERMO NON PER TUTTI

Come già detto, non tutte le imbarcazioni sono sottoposte a questa limitazione, bensì quelle che utilizzano:

  1. reti a strascico a divergenti
  2. reti gemelle divergenti, sfogliare rapide e negli ultimi anni anche
  3. reti da circuizione.

Le flotte con natanti più piccoli o con attrezzi da pesca fissi non vengono considerati in tale ordinanza.
Confrontando varie fonti, sembrerebbe che visto lo sfruttamento intensivo dei nostri mari, queste misure non siano più sufficienti, il poco ripristino che si riesce ad avere in questo breve lasso tende ad annullarsi una volta riaperta la stagione. Se la regione ritiene che il mese prescritto non sia sufficiente può richiedere un’estensione dell’ordinanza.

Pescheria ©Photo credit: pixabay

Come riconoscere ciò che mangiamo durante i periodi di fermo

Vi ho raccontato ciò in maniera dettagliata per sottolineare il fatto che non tutto il pesce che troviamo sui banchi durante questo periodo sia congelato e/o estero. Se al momento dell’acquisto il vostro dubbio è proprio questo, ricordate che tutto il pesce deve essere accompagnato da un’etichetta sulla quale vengono riportati:

  1. se è fresco o congelato
  2. attrezzo di pesca
  3. zona FAO
  4. data in cui il prodotto è stato pescato. In caso di prodotto confezionato, anche
  5. data di scadenza

Tutto ciò dovrebbe essere contornato da una legenda.

RICONOSCIAMO LA PROVENIENZA

Con zona FAO (organizzazione mondiale delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura) si intende descrivere l’area geografica in cui è stato pescato il prodotto.
Il mar Mediterraneo ed il mar Nero hanno come numero di riconoscimento del bacino il 37, al quale vengono aggiunte delle sottozone in maniera tale da rendere ancora più chiara la zona effettiva di pesca.

Il Mar Adriatico corrisponde la FAO 37.2.1.

Il fornitore è tenuto ad avere una mappa con le zone indicate e ad indicare il mare nello specifico.

COSA NE PENSANO GLI ADDETTI

Vorrei infine riportarvi un sunto dei pensieri dei miei clienti e fornitori di oggi: il fattore comune è che l’ordinanza sia poco utile o comunque mal calibrata. C’è chi dice che il periodo di fermo sia successivo a quello di riproduzione, chi pensa non basti, chi consiglia un blocco di specie e non di periodo, chi guarda con un po’ di invidia i nostri vicini croati e chi si rende conto che con gli anni non c’è solo una diminuzione di pescato, ma anche di imbarcazioni.

©Photo credit: @amina_sunflower

Hanno chiuso e stanno ancora chiudendo molte cooperative, a Trieste le imbarcazioni rimaste sono veramente poche.

Tra i denti e tra un “no sta contarghe”, e un “no sta scriver dei” (non raccontarglielo, non lo scrivere dai), mi raccontano segreti del mestiere e danno un po’ la colpa di questa crisi anche al fermo pesca.
Si paragonano ai colleghi di altre zone e si rendono conto di passare molto meno tempo in mare e di essere penalizzati proprio per questo.

 

Amina Ardito

@amina_sunflower

 

 

In copertina: peschereccio all’ alba ©Photo credit: @amina_sunflower