di Giorgia Gargiulo

“Sei troppo sensibile!” o “Non rovinare tutto il divertimento!” o ancora “Muoviti a prendere una  decisione!”. Qualcosa ti sembra familiare? E se invece ti parlassi di quel bisogno frequente che hai di riposarti, startene nel tuo, magari fare una  passeggiata per riflettere e assimilare la giornata? Sei sbagliato? Sei pazzo?

No! Sei solo una persona altamente sensibile! Tranquillo, non è una malattia  incurabile, è bensì un dono.

Continua a leggere l’articolo per scoprire chi sei, come funzioni e andare fiero della tua unicità. 

La scoperta di questo tratto di personalità “Hight sensistive person” (HSP), è da attribuire a Elaine Aron, una ricercatrice in psicologia, professoressa universitaria,  psicoterapeuta e scrittrice. Questi soggetti altamente sensibili hanno la capacità di notare piccoli dettagli, e perciò di evitare più  prontamente i pericoli che la maggioranza dei soggetti trascura o non riesce a cogliere.

La tua diversità è un dono.
©Photo credit: pixabay

Elaine Aron, per descrivere meglio la persona altamente sensibile, riassume le sue caratteristiche nell’acronimo DOES. 

  • D sta per depth, profondità dell’elaborazione. Inconsciamente o meno, le HSP elaborano molto di più le  cose rispetto ad un non-HSP.
  • O come overstimulation, sovrastimolazione. Ecco il tallone d’Achille per le persone altamente sensibili.  Cosa può mandare in corto circuito un sistema capace di processare affondo ogni stimolo? Il  sovraccaricamento di stimoli! 
  • E sta per emphasis e empathy, enfasi ed empatia. Le HSP sentono molto vivamente le emozioni delle persone attorno.
  • S come subtleties, sensibilità ai dettagli. La capacità di vedere i piccoli particolari che agli altri sfuggono. 

Questo tratto di personalità non è né una malattia né un difetto. Un altro mito da sfatare è che l’alta sensibilità equivale alla timidezza.

La sensibilità non è timidezza. ©Photo credit: Valeria de Vita @vale.di.vi

Come afferma la psicologa Aron,

  • La sensibilità non è timidezza. Timido è colui che ha paura che gli altri non lo approvino  o apprezzino.  Non è una condizione ereditaria né un tratto della personalità. È uno stato  contingente che può capitare a tutti.
  • L’etichetta di timido ha connotazioni per lo più negative nella nostra cultura occidentale. È  sostituibile con aggettivi quali  goffo, ansioso, pauroso. Non coglie gli aspetti neutri, ed ancor  meno quelli positivi di tali personalità. 
  • Definirsi timidi lo rende vero. Se si pensa di essere timidi, ogni volta che si presenteranno condizioni di contatto con gli altri, verrà associata questa agitazione e sovra-stimolazione alla timidezza.  Alla fine si diventerà realmente timido. 

Siamo immersi in una cultura aggressiva, basata sull’esteriorità, sull’espansione, sulla competizione e sul  desiderio di vincere. In questo contesto la persona altamente sensibile si sente fuori, inutile, incapace.  Ma in realtà non è così! Essa con il suo modo di affrontare il mondo, porta un contributo unico ed indispensabile per la società.

Giorgia Gargiulo @giorgia_gargiulo

In copertina : Fragile. ©Photo credit: Valeria de Vita @vale.di.vi