di Eleonora Vallin

Se qualcuno mi chiedesse: qual è il simbolo della capitale del Portogallo, faticherei a trovare un monumento iconico come il Big Ben, il Colosseo o la Torre Eiffel. Forse, la vera particolarità, è la città stessa, perché è strutturata in un “sali e scendi” logisticamente sfidante. Lisbona si snoda attraverso sette colli (eh già, come Roma) ognuno dei quali si differenzia per storia e struttura dei quartieri, donando punti di osservazione (mirador) unici.
Il mio consiglio per visitare questa città è di alloggiare lungo Avenida de Libertade che è l’arteria centrale che sfocia sulle acque del fiume Tago e, prima, nella grandiosa Plaça do Comércio che, a una prima vista, ricorda piazza Unità d’Italia a Trieste ma… è molto più colorata.

Palacio de Pena

Le piazze aperte e ariose, con la vista sui diversi livelli della città, sono un altro simbolo di Lisbona come gli ascensori panoramici (elevador) che ti aiutano a salire in cima evitando la fatica delle scale: il più famoso è quello di Santa Justa o do Carmo, che ti accompagna all’omonimo Convento do Carmo rimasto senza copertura perché mai ricostruito dopo il tremendo terremoto del 1755.
Ma si può anche optare – se non si ha fretta, perché c’è da aspettare un po’ – per il celebre Tram 28 che in pochi minuti di permette un viaggio inedito, su e giù per la città. Volendo si può restare sempre a bordo e, in 40 minuti circa, si attraversano tutti i quartieri da Baixa al Castello.
Godetevi almeno una mezza giornata nel quartiere di Belém dove vale la pena fare una lunga fila (purtroppo anche se si è già acquistato il biglietto) per vedere il Monastero dos Jerónimos e l’adiacente chiesa dove è sepolto Vasco de Gama. La storia portoghese ci restituisce un passato di grandi esploratori e navigatori a cui Lisbona dedica un imponente monumento proprio oltre la piazza adiacente il Monastero. Passeggiando per circa un chilometro, si arriva fino alla Torre di Belém – che è più suggestiva da fuori che da dentro – e segna il punto dove il Tago incontra il mare.

La Torre di Belém – che è più suggestiva da fuori che da dentro – segna il punto dove il Tago incontra il mare.

Lisbona, a mio avviso, è facilmente scrutabile in ogni angolo in un paio di giorni pieni, specialmente se di sera si sceglie di mangiare nei diversi locali del Barrio Alto o farsi affascinare dall’atmosfera dell’Alfama dove risuonano le note il Fado… andando, così, emotivamente alla ricerca del significato vero della saudade portoghese che ci riporta all’epoca delle grandi scoperte.
Da non perdere: la visita alla Cattedrale (in portoghese: Sé de Lisboa), l’entrata della Livraria Bertrand la più antica della città ancora in attività, l’incontro con un artigiano che vi dipinge un azulejo firmato, un bel vassoio di pasteis de nata tiepidi (a noi sono piaciuti ovunque ma in particolare alla Pastelaria Santo António dove abbiamo scoperto le origini portoghesi del Santo di Padova), un aperitivo/cena al Mercado da Ribeira, il baccalà fritto e in tutti gli altri modi che si trova ovunque e le sardine alla griglia (a buon prezzo da Bem Belém).

Vicino al Mercado da Ribeira

Passate una giornata a Sintra, con breve tappa nella cittadina di Cascais per un gelato da Santini (il più amato dai portoghesi) e un tuffo nel vento dal promontorio più a Ovest dell’Europa: Capo de Roca.
Palácio da Pena e la Quinta da Regaleira sono due gioielli così come il passaggio alla casa di Lord Byron che definì Sintra “la città dell’Eden”, scegliendola come residenza come fece anche Hans Christian Andersen. Con un tour guidato, Sintra può essere più agevole da affrontare dato che i castelli sono su uno sperone di roccia a dominare la città. Mettete scarpe comode e preparatevi a scale e salite. Ma una volta arrivati lassù, ne sarà davvero valsa “la pena”.

@eleonoravallin

Per la copertina Photo Credit https://www.viaggisicuri.com/

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