di Emanuela Borgatta Dunnet

Recentemente edito da Feltrinelli, “La Salita dei Giganti” di Francesco Casolo ribalta, in meglio, le sorti del recente filone letterario dedicato alle grandi dinastie.
Casolo, infatti, come illustra nella nostra intervista, è partito da un certosino lavoro di ricerca dedicato alla famiglia Menabrea ed alla Belle Époque, la quale è alle porte all’inizio del romanzo ed accompagna l’avventurosa protagonista, divenendo essa stessa parte integrante della storia.
Senza tralasciare microstorie e personaggi fondamentali venuti in contatto con i Menabrea, l’autore tesse un affresco unico che si spera abbia, nel romanzo appena edito, un apripista per eventuali volumi successivi, mantenendosi in sapiente bilico tra toni epici e nuance introspettive.

Da cosa deriva la scelta di dedicare un romanzo ai Menabrea e come si è orientato nella ricerca storica?

Birrificio Menabrea, Biella. © Photo credit: Archeologia industriale

Da qualche anno abito a Gressoney e la famiglia Menabrea, nonostante viva a Biella da metà Ottocento, è originaria di qui ed ha ancora proprietà ed affetti in loco. Per questo motivo, non se ne sono mai, completamente, staccati. Il mio interesse è nato abbastanza casualmente per una serie di eventi concatenati a partire da una guida alpina, che – facendo ricerche a proposito di una vecchia casa che stava ristrutturando – ha scoperto che un suo antenato ha creato il primo piccolo birrificio a Gressoney dando, in qualche modo, l’idea ai Menabrea di puntare sulla birra.

Dopodiché, ho incontrato un membro della famiglia Sella che mi ha invitato alla Fondazione e, successivamente, Franco Tesi (diretto discendente dei miei protagonisti) mi ha concesso di consultare il loro archivio. Il progetto è nato proprio vedendo il materiale straordinario messo a mia disposizione, il quale mi permetteva di tentare un romanzo, partendo da materiale intimo. Della protagonista – infatti – avevo il diario, i quaderni, la corrispondenza con la sorella e le missive amorose: un patrimonio incredibile di informazioni ed immagini.

Eugenia Menabrea, la signora della birra, protagonista del romanzo di Casolo. ©Photo credit: La repubblica.

In quali scoperte si è imbattuto?

Non conoscevo bene la storia della birra in Italia, la quale era più celebre nell’Impero Austro-Ungarico e sono rimasto stupito perché la consideravano una bevanda di alto livello. Inoltre, è stato sorprendente analizzare la freschezza e la sensualità dei toni nella corrispondenza tra la protagonista ed il suo innamorato, che si scrivono nella seconda metà dell’Ottocento, ma risultano estremamente attuali e moderni. Mi ha – altresì – stupito la velocità del servizio postale dell’epoca, nonostante lui fosse spesso in viaggio, le missive arrivavano nei diversi luoghi, sempre con puntualità.

Che ruolo ha avuto il momento storico nella scalata dei Menabrea?

Fondamentale, così come la zona in cui si muovono. Scrivendo il romanzo, mi sono reso conto che, in quel periodo, il Piemonte era al centro dell’Italia e la Belle Époque un’epoca di costante crescita. Altre casualità storiche sono entrate nel racconto, come la presenza chiave di Quintino Sella, amico di Menabrea e figura fondamentale nella vita della protagonista, che lo vede come colui che aiutò il padre a tornare più spesso da lei. Così come i viaggi della Regina a Gressoney che portarono, ovviamente, molto scompiglio. Tante microstorie, quindi, che si compenetrano all’interno della saga.

Lei è docente di Storia del Cinema. Pensa che una visione cinematografica influenzi la sua scrittura?

Certamente sì. Quando scrivo e penso, da appassionato di cinema e regista (N.d.R. il pluripremiato corto “Baradar”, da lui diretto, è disponibile su Raiplay!), immagino determinate scene.
Per fare un esempio: una delle scoperte che ho recuperato tra i documenti, è stata la foto del Castello di Gaglianico in cui è ambientata la scena iniziale, incentrata su una grande festa che Menabrea organizzò nel 1882. Un’immagine come questa mi permette di immaginare il racconto stesso, così come foto e quadri per quanto riguarda i personaggi.

Posso già chiederle se sta lavorando a progetti futuri?

Sto vagliando un paio di progetti e, qualora vi fossero le condizioni, vorrei raccontare il secondo capitolo della storia, visto che mi fermo al 1911 ma la protagonista muore dopo la Seconda Guerra Mondiale; soffermandomi, ancora una volta, sulla sua forza imprenditoriale e personale.

Francesco Casolo, “La salita dei giganti. La saga dei Menabrea”, Feltrinelli, Milano, 2022

Francesco Casolo (Milano, 1974) è docente di Storia del cinema presso l’Istituto Europeo di Design (Ied). Insieme ad Alì Ehsani, ha scritto Stanotte guardiamo le stelle (Feltrinelli, 2016), tradotto in Francia, e I ragazzi hanno grandi sogni (Feltrinelli, 2018). È lo sceneggiatore del pluripremiato cortometraggio Baradar ispirato alla storia di Alì Ehsani, con la regia di Beppe Tufarulo.

@manuwritesandreviews

in copertina: Villa Menabrea, Gressoney. ©Photo credit: Www.rainews.it