di Maria Cristina Moreschi

La cucina degli Stati Uniti è stata spesso nel mirino della critica, perché è da quelle terre che arrivano cibi, ormai diffusi in tutto il mondo, dai più considerati poco salubri a livello nutrizionale: è certo che non esiste una vera e propria “cucina Americana”,  ma non tutto è così terribilmente negativo e senza un perché.

I piatti americani tipici e tradizionali sono prettamente “veloci”, da qui il famoso fast food, e per mangiarli si usano soprattutto le mani: il classico panino con Hamburgher, l’Hot Dog con la sua variante storica del Corn Dog, le Barbecue Ribs, le piccanti Buffalo Wings, il famoso Fried Chicken e i dolci dal profumo antico.

Sono piatti questi a cui ognuno di noi ha ceduto almeno una volta nella vita senza pensare troppo alla linea; sono cibi che ci danno l’impressione di tornare “giovani”, forse perché fanno parte di quell’immaginario collettivo arrivato a noi tramite la televisione e le mode importate.

In realtà, non essendo un’ esperta di cucina, vorrei qui sottolineare solamente il valore sociale del cibo in America: l’organizzazione familiare americana è completamente diversa dalla nostra, così come lo sono il tempo libero e i rapporti d’amicizia.

I figli escono molto giovani da casa, studiano lontano e fanno molto sport.

In famiglia si condivide poco il tavolo della cucina, molto di più il terrazzo o il giardino per il famoso barbecue, dove la carne regna sovrana. E’ li che ci si ritrova con gli amici e la famiglia, che spesso è una famiglia molto numerosa.

La giornata lavorativa non ha lunghe pause: ci si rifà alla tradizione anglosassone con una colazione molto importante, un pranzo breve e veloce e una cena, di norma anticipata nell’orario rispetto alla nostra tradizione.

In America si mangia molto fuori casa: costa poco, l’offerta è vasta, dallo snack al ristorante raffinato, e ci si può sbizzarrire con le cucine di tutto il mondo.

Si condivide il cibo, soprattutto quello “fast”, anche nei numerosi appuntamenti sportivi: baseball, football americano, basket, dove gli stadi diventano anche momenti conviviali.

Socialmente quindi il cibo è visto più come un “contorno” rispetto allo stare insieme, condividere un’ amicizia o una fede sportiva. In poche parole, difficilmente una cena sarà il principale collante dell’incontro tra amici, così come invece avviene nelle nostre case.

Si può quindi dedurre che difficilmente gli americani possano organizzare le loro giornate come noi mediterranei, dove la vita scorre molto diversamente.

Il classico bancone  di un fast_food dove consumare un pasto veloce.
©Photo credit: Cristina Moreschi @macrimore

Va sottolineato poi che il popolo americano storicamente è costituito prevalentemente da persone di  origini straniere, quindi con un importante background in fatto di tradizioni culinarie. Ognuno quindi, nella propria casa, cucina piatti tramandati dalla famiglia, di una varietà inimmaginabile. In molte città americane si possono scovare veri e propri tesori: ristoranti dove le cucine tradizionali vengono esaltate al meglio, al pari dei nostri locali più tipici.

Certo è che queste tradizioni non sono riuscite a creare un’unica cucina, la cosidetta cucina tipica americana, forse perché troppe e legate a territori molto lontani tra di loro: immagino che creare dei piatti che accomunino un abitante dell’Alaska con uno della Florida non sia così facile!

E’ indubbio che la cucina “fast” americana sia per noi italiani non facile da accettare, e che la stessa abbia creato vere e proprie problematiche di salute, estese in tutti gli Stati Uniti, ma è anche vero che nell’ultimo decennio, complice la moglie dell’ex Presidente Obama, in America si è fatto molto per alleggerire e rendere tutto più salutare.

In effetti durante i miei viaggi più recenti negli Stati Uniti le differenze si facevano notare: nei ristoranti porzioni più piccole e più curate nella preparazione e presentazione, nei supermercati moltissimi prodotti naturali e bio, e i cosiddetti junk food in confezioni assai ridotte.

Voglio ora riportare qualche curiosità legata alla cucina americana, proprio a voler sottolineare come ciò che a noi europei sembra culturalmente così divergente, in realtà ha una sua storia e, a volte, rappresenta lo specchio di tradizioni che arrivano da molto lontano.

Il TACCHINO RIPIENO DEL THANKSGIVING DAY

Il viaggio intrapreso nel 1620 dai Pellegrini, sulla nave Mayflower diretta verso le terre che diventeranno poi gli Stati Uniti d’America, fu un evento determinante per la storia della colonizzazione del Nuovo Mondo. Furono infatti loro, i primi inglesi puritani, a cercare una nuova nazione. L’aspetto religioso di questo viaggio era, ovviamente, predominante.

La nave aveva a bordo 102 passeggeri, 25/30 membri d’equipaggio e trasportava cani, pecore, capre e galline. La partenza avvenne dal porto di Plymouth in Inghilterra e la destinazione iniziale era la colonia inglese della Virginia, ma la rotta venne deviata per le condizioni del mare ed il 9 novembre 1620 la Mayflower si trovò di fronte alla penisola di Cape Cod, dove oggi sorge la città di Provincetown in Massachusetts.

La prima cosa che i pellegrini fecero, una volta scesi a terra l’11 novembre, fu quella di ringraziare il Signore per essere arrivati finalmente nel Nuovo Mondo. Ecco allora che a novembre, solitamente il quarto giovedì, tutti gli americani festeggiano il Thanksgiving Day, il giorno del Ringraziamento, a ricordo di chi mise le basi della loro nazione. Sulla tavola non deve mai mancare il tacchino, in questo caso rigorosamente ripieno. Il tacchino infatti è l’animale che i primi Pellegrini trovarono allo stato libero al loro arrivo. Nello stesso giorno si compie il rito della grazia concessa a due tacchini da parte del Presidente degli Stati Uniti, a ribadire nuovamente la Libertà come il principale dei principi fondatori dell’America.

HOME OF THE HAMBURGER

Negli Stati Uniti ci sono ben quattro località che si contendono il primato della città dove sarebbe stato servito per la prima volta il famoso Hamburger americano: Hamburg nello Stato di New York, New Haven in Connecticut, Athens in Texas e Seymour nel Wisconsin. Solo New Haven ha potuto dimostrare però, di avere il ristorante che servì per la prima volta un Hamburger: si chiamava Louis Lunch e venne aperto nel 1895. Il suo primo proprietario, Louis Lassen, dichiarò di aver preparato lui stesso il primo panino con Hamburger della storia americana. Accadde quando arrivò un cliente che aveva molta fretta. Gli venne preparato un panino molto semplice e veloce a cui venne dato il nome di Hamburger, nome forse derivante da un’analoga specialità importata da Amburgo, in Germania. Da quel momento, l’Hamburger fu un grande successo. Si trattava di una tartare preparata con cinque diversi tagli di carne di qualità extra e cucinata alla perfezione sulla griglia.

A quei tempi ancora non c’era il Ketchup e il pane di forma rotonda. Per mantenere la tradizione, ancora oggi da Louis Lunch l’Hamburger si serve nella sua versione originale, ovvero tra due fette di pane da toast e rigorosamente senza Ketchup. Formaggio, pomodoro e cipolla vengono aggiunti solo se espressamente richiesti. Nel ristorante, da sempre appartenuto alla famiglia Lassen e tuttora gestito da un pronipote, ancora oggi si cucinano gli Hamburger con gli originali grill verticali in ghisa, in uso dal lontano 1898.

L’IRRESISTIBILE POLLO FRITTO

Robert Route 66 Diner. © Photo credit: Cristina Moreschi @macrimore

Il pollo fritto è una specialità della cucina americana semplice, tipica soprattutto del sud degli Stati Uniti e fu per lungo tempo il piatto preferito dalle famiglie di schiavi e lavoratori delle piantagioni di cotone. Alla fine del periodo storico di schiavitù, questo piatto divenne una forma di riscatto, soprattutto delle donne, che ne organizzarono la vendita per sostenere le loro famiglie. Sembra dunque una contraddizione che Gordonsville, giusto a nord di Charlotteville in Virginia, possa essere diventata la capitale del pollo fritto. Ma una ragione c’è: nella sua stazione sostavano i treni passeggeri che, non avendo a bordo il servizio ristorante, davano nella fermata prolungata l’occasione ai viaggiatori di rifornirsi per mangiare e bere qualcosa. L’offerta che le donne della città preparavano per i passeggeri era soprattutto il pollo fritto cucinato a casa propria. Venduto agli avventori attraverso il finestrino del treno, questo pollo fritto diventò molto famoso tra i viaggiatori. In un romanzo del 1873, l’autore descrive la fermata del treno a Gordonsville: siamo stati circondati da un gruppo di giovani ed anziane negre che ci offrivano su grandi vassoi tenuti sulle teste, vicino ai nostri finestrini da cui ci servivamo, torte, sandwich, prosciutto e uova, caffè, biscotti ma soprattutto cosce di pollo fritte che non hanno uguale.

La ricetta che rendeva la proposta gastronomica così succulenta era la miscela di farine croccanti di mais, unite alle spezie. Questa miscela formava, nella cottura, una crosticina davvero irresistibile. Il pollo fritto divenne così famoso che per oltre cento anni chi passava da questa stazione doveva per forza mangiare questa specialità. Da qui la sua notorietà. Dal 1930 viene persino organizzato un festival dedicato, che pone la coscia di pollo al centro dell’universo.

Concediamoci quindi, senza troppe paure, qualche buon panino con l’Hamburger, con le immancabili patatine fritte a contorno, e una bella fetta di Cheesecake. Dal punto di vista nutrizionale, non saranno certamente così peggiori di qualche buon piatto della nostra più cara cucina tradizionale italiana!

@macrimore

In copertina: San Bernardino Mc Donald’s ©Photo credit: Maria Cristina Moreschi@macrimore