di Maria Cristina Moreschi |

Io sono una viaggiatrice.
Ho avuto la fortuna di esserlo e durante i miei viaggi
ho sempre applicato questa semplice regola: seguire l’istinto della scoperta.

Prima della partenza, la lettura di una guida del Paese che ci si appresta a scoprire, è indispensabile per avere un quadro generale storico, socio-politico e geografico del luogo,
tutte informazioni, queste, che serviranno ad affrontare il viaggio con la cultura necessaria per viverlo pienamente e responsabilmente.

Studiare le mappe dei luoghi che si vogliono visitare non basta.
©Photo credit: pixabay

Ma non basta 

Con la facilità odierna di reperire qualsiasi informazione e immagine, molte guide turistiche si sono adeguate e concentrate sulla componente storica dei luoghi,
tralasciando spesso la parte più personale dell’autore, le sue esperienze vissute sul posto, le sue scoperte più interessanti.
Inoltre, il fenomeno dell’accessibilità al web, degli smartphone e delle innumerevoli applicazioni, ha avvicinato ognuno di noi a ogni luogo del mondo.

Tutti posso viaggiare

i costi di una vacanza, in proporzione, negli ultimi anni si sono notevolmente abbassati,
tutto è diventato più semplice e più veloce.
Ormai quasi tutto è già visto e scoperto, con occhi più o meno discreti, più o meno interessati.

 

Ecco, questo è il punto:
la velocità di osservazione e di approfondimento
del luogo che ci si appresta a visitare.

 

È sempre più diffusa la pratica di raggiungere luoghi per fare semplicemente una foto, senza soffermarsi a conoscere in modo più profondo il luogo visitato.
©Photo credit: pixabay

Il fenomeno che viene amichevolmente chiamato “dei giapponesi” ovvero quando si osserva un luogo molto velocemente, uno scatto e via, mi verrebbe da dire, è in ascesa: facciamo tutto di corsa, nel minor tempo possibile, e soprattutto portiamoci a casa l’immagine iconica già vista nel web o, meglio ancora, postiamo subito un bel selfie davanti all’ ”oggetto” del desiderio. 

E’ pur vero, però, che una via d’uscita c’è:  cercare dell’altro!

Va sottolineato infatti, come si possa scoprire un Paese avvicinandosi alla cultura e alle tradizioni in modo cauto, perdendosi letteralmente in quello che il luogo offre, accettando senza pregiudizio varianti e momenti imprevedibili.

Ecco allora che con quello che io chiamo il turismo casuale, possiamo aggiungere le emozioni della scoperta, ovvero di tutto ciò che il caso ci offre.
E allora i nostri viaggi diventeranno momenti speciali, che ricorderemo come unici e irripetibili, quasi fossimo noi dei novelli esploratori.

Quello che chiamo turismo casuale è l’abbandonarsi alla scoperta di culture, luoghi e situazioni senza programmare tutto.
©Photo credit: pixabay

Il turismo casuale

infatti, è l’adattarsi del viaggiatore a nuove situazioni,
luoghi, persone o informazioni
che gli permette di cambiare i programmi
e itinerari con i quali aveva iniziato il viaggio.

Anziana donna in sari verde. Varanasi, India. ©Photo credit: Maria Cristina Moreschi @macrimore

Non li conto più ormai, gli incontri speciali avuti “per caso” nei miei viaggi,
incontri che mi hanno permesso di scendere nel dettaglio di culture, tradizioni e vite così particolari,
che mi hanno formata, diventando ricordi indelebili, più forti di qualsiasi foto-cartolina stampata nei miei occhi.

Se viaggiare rappresenta per la quasi totalità dei vacanzieri un momento di assoluto riposo,
per qualcuno di noi, invece, partire è come vivere un’altra vita.
Lasciare la routine giornaliera per godere di nuove situazioni che si possono presentare durante il viaggio,
uscendo così dalle proprie abitudini, città, affetti e pregiudizi.

Spesso ci ritroviamo immersi in una realtà che rende l’uomo schiavo della sua zona di comfort:
ecco quindi che l’imprevisto, qualcosa di nuovo, può tornare a farci assaporare una certa libertà,
seppur momentanea, così importante per farci vivere una vita unica e emozionante. 

 

Maria Cristina Moreschi @macrimore

In copertina: motel sulla Route 66 USA. ©Photo credit: Maria Cristina Moreschi @macrimore