di Emanuela Borgatta Dunnett

La storia del Museo Poldi Pezzoli, incanta il pubblico milanese (e non) dal lontano 1881, quando venne aperto in concomitanza con l’Esposizione Nazionale di Milano. Gli ambienti sopraffini spaziano dal Medioevo al Settecento fino all’Armeria reinterpretata dall’artista contemporaneo Arnaldo Pomodoro. Le raccolte ricchissime ed eclettiche includono capolavori di pittura, sculture, tappeti, pizzi e ricami, armi e armature, gioielli, porcellane, vetri, mobili ed orologi. Oltre 5000 oggetti che consentono al visitatore di viaggiare attraverso Paesi ed epoche diverse in un’atmosfera dalle variegate tinte oniriche, come sottolineato da un brano tratto da un articolo del Corriere della Sera, in occasione dell’apertura:

Uno scrigno che si apre nei racconti delle mille e una notte. Sono non meno d’un dieci o dodici camere tra grandi e piccole, alcune davvero stipate di oggetti preziosi sia per l’arte pura come per le industrie artistiche. Vi si vedono i più splendidi esemplari della pittura lombarda, fiorentina e veneziana con l’impronta dell’autenticità in fronte. Così, un cumulo d’oggetti d’oreficeria, di ceramica, di vetreria, così mobili e arredi, così una grande sala ridondante d’armature e d’armi, tutto uno splendore di luci e di colori che domanda sguardi ripetuti, eppur giammai abbastanza soddisfatti”. (Corriere della Sera, 26 Aprile 1881)

La famiglia Poldi Pezzoli era caratterizzata da grandi mecenati. Gian Giacomo Poldi Pezzoli, in particolare, nato a Milano il 27 luglio 1822, dimostra una passione spiccata per le armi antiche, che acquista in gran numero tra il 1846 e il 1850 creando un’armeria vera e propria. Dal 1850 comincia ad acquistare dipinti del Rinascimento lombardo, veneto e toscano, alcuni di straordinario valore che sono al centro dei dibattiti dell’epoca anche grazie alla sua personale propensione nel consentire la visita della casa a studiosi e collezionisti.

Gian Giacomo Poldi Pezzoli, in particolare, nato a Milano il 27 luglio 1822, dimostra una passione spiccata per le armi antiche, che acquista in gran numero tra il 1846 e il 1850 creando un’armeria vera e propria

Gian Giacomo, tuttavia, è destinato a morire prematuramente nel 1879, celibe e senza eredi. Nel 1861 aveva redatto testamento, disponendo che la sua casa e tutte le opere in essa contenute divenissero una Fondazione Artistica “ad uso e beneficio pubblico in perpetuo colle norme in corso per la Pinacoteca di Brera”.
Il palazzo che ospita il museo è opera di Simone Cantoni e risale al XVII e la visita a quelli che furono gli appartamenti di Poldi Pezzoli è un tripudio entusiasmante di opere ed arredi in perfetta armonia fra loro. Menzione particolare merita il celeberrimo studio privato di Gian Giacomo, dove amava racchiudere gli oggetti più preziosi delle sue raccolte di arti applicate. Progettato da Giuseppe Bertini e Luigi Scrosati, allestito tra il 1853 e il 1856, è l’unico prezioso esempio rimasto della decorazione dipinta della casa. L’ambiente si ispira al Medioevo e a Dante, raffigurato negli affreschi e nelle vetrate dello stesso Bertini, il quale fu anche il primo direttore del museo, incrementandone le collezioni. Seguito da Camillo Boito, direttore dell’Accademia di Brera, il quale – ad inizio Novecento – cura una comprensiva campagna fotografica del museo.

Menzione particolare merita il celeberrimo studio privato di Gian Giacomo, dove amava racchiudere gli oggetti più preziosi delle sue raccolte di arti applicate. Photo Credit https://www.casemuseo.it/

Durante il Secondo Conflitto Mondiale, il Museo viene chiuso e le opere sono portate in salvo in diversi rifugi. Nell’agosto del 1943, tuttavia, i bombardamenti aerei danneggiano gravemente il palazzo di via Manzoni, facendo crollare tetti, stucchi ed intagli lignei, destinatati ad andar perduti per sempre.
Alla fine della guerra lo Stato Italiano decide di finanziare la ricostruzione del museo, che riapre al pubblico il 3 dicembre 1951, confermandosi – grazie alla straordinaria qualità delle opere – sito artistico di livello mondiale, ampliando la propria metratura nel 2017 con la nuova Ala Franzini, al fine di accogliere ed esporre nuove donazioni.

In attesa di fine marzo, mese in cui si potrà ammirare (riunito per la prima volta, dopo 555 anni) il Polittico Agostiniano di Piero della Francesca, il Museo ospita un’interessante esposizione dedicata alla storia della Manifattura di Doccia, da Carlo Ginori a Gio Ponti.
Curata da Federica Manoli, responsabile della collezione di ceramiche del Museo e da Oliva Rucellai e Rita Balleri, conservatrici del Museo Ginori, presenta una selezione delle più importanti opere realizzate dalla Manifattura Ginori, tra il XVIII e il XX secolo, conservate in diversi musei italiani ed europei, oltre che al Poldi Pezzoli, al Museo Ginori (al momento chiuso per restauro) e in collezioni private.
Sessanta opere di superba fattura che catturano l’anima del visitatore, snodate su un percorso lungo tre secoli, per evidenziare i momenti salienti della storia della prestigiosa Manifattura. Partendo dal Settecento, con il marchese Carlo Ginori, e dalla produzione di porcellane di dimensioni significative che si rifanno all’arte antica ed al rinascimento. Pensiamo ad esempio, alla monumentale Venere de’ Medici, alla Menade danzante messa a confronto con l’Anfitrite in bronzo dello Studiolo di Francesco I de’ Medici.

Photo Credit https://artemagazine.it/

La produzione del XIX secolo è rappresentata da grandi vasi ornamentali che nel conducono verso fine percorso ed alla sezione dedicata alla direzione artistica di Gio Ponti (1923-1933), in un perfetto connubio tra antico e moderno, come dimostrano le due Ciste realizzate appositamente per Fernanda e Ugo Ojetti, oggi di proprietà del Museo Poldi Pezzoli.
La mostra è accompagnata dall’esaustivo catalogo Skira Editore, con saggi dedicati alla storia della porcellana e della Manifattura di Doccia, impreziositi da un ricco apparato iconografico. Il volume è da considerarsi – altresì – come un vero e proprio compendio per quanti vorranno approfondire la storia del collezionismo, grazie ad importanti novità storico-artistiche riguardanti le opere esposte.
Si consiglia, inoltre, di consultare il sito del museo per le numerose attività parallele, laboratori per famiglie e conferenze di approfondimento; organizzate fino a fine esposizione, il prossimo 19 febbraio.

@manuwritesandreviews