di Lorenza Uguccioni e Elena Vitali

Camminare per le vie del centro di Firenze desta sempre una grande meraviglia.

Anche il turista più distratto non può che rimanere affascinato da quanta storia, cultura e arte gli edifici attorno a lui emanino. Brunelleschi, Donatello, Botticelli, Michelangelo e Leonardo da Vinci vivono immortali, insieme ad altri grandi e memorabili artisti, tra una piazza e l’altra, tra una strada e una viuzza, in ogni angolo della città, sempre presenti alla vita cittadina moderna.
Ma passeggiando e passeggiando a nessuno dovrebbe sfuggire quanto ormai da un po’ di tempo a questa parte si proclama in tutto il mondo:

le buchette del vino sono finalmente riaperte!

Una delle tante buchette del vino. ©Photo credito: Lorenza Uguccioni @la_cuisine_de_coco

Dal produttore al consumatore

Già nel 1634, all’epoca della peste descritta dal Manzoni, le buchette del vino venivano utilizzati con finalità anti-contagio. Erano i punti vendita diretti dei palazzi di quell’aristocrazia che possedeva tenute e vigneti.

Da queste finestrine, un tempo dotate di uno sportello in legno, i discendenti delle più antiche famiglie fiorentine hanno venduto per secoli il prodotto delle loro vigne. Più esattamente, erano i servitori addetti alla cantina del palazzo a praticare la vendita diretta: in un orario stabilito si bussava all’usciolino, si chiedeva la qualità di vino desiderata e il vinaio del conte o del marchese passava attraverso lo sportellino una misura di bianco o di vermiglio all’acquirente sulla pubblica via. Il vano delle buchette, non a caso, è alto e largo quanto un fiasco, il tipico contenitore di vetro impagliato, panciuto e con il collo lungo, usato in Toscana anche come misura del vino fino a poco tempo fa.

Anche l’abate Pierre Augustin Boisser de Sauvages, grande naturalista, ospite presso l’Accademia dei Georgofili nel 1764, riporta in un suo taccuino d’appunti un breve riferimento alle buchette:

Piccoli sportelli a 3 piedi da terra nel muro delle case dove si ha del vino da vendere, hanno 4 pollici di larghezza e 11 di altezza,

sono tappati da una porticina di latta e un battente per chiamare, ci si può passare solo una bottiglia

Le Buchette riaprono

A maggio dello scorso anno, durante il lockdown nazionale, la gelateria Vivoli in pieno centro città ha la splendida idea di aprire la sua buchetta e servire caffè, bibite e gelati in piena modalità anti-contagio. Un successo immediato, ripreso da altri tre esercizi: Babae in via Santo Spirito, Osteria delle Brache in piazza Peruzzi, il Latini in via dei Palchetti.
Dalla peste del ‘600 al Covid-19: la storia si ripete, è una notiziona!

Ne parla Repubblica online e l’articolo ha un seguito incredibile. Ai primi di agosto anche la stampa inglese si incuriosisce. La giornalista inglese Phoebe Hunt intervista il presidente dell’Associazione BdV di Firenze e pubblica un articolo sul Business Insider, importante testata online con grande seguito in tutto il mondo. Il New York Post rilancia l’articolo…

ed è subito un boom!! Il mondo scopre le Buchette del Vino!

Ma quante sono?

Non esiste un elenco “ufficiale” delle buchette del vino, nel senso che non sono catalogate in nessun archivio pubblico e né Regione o Comune o Soprintendenza o qualsiasi altra istituzione custodiscono una sistematica memoria di questo particolare patrimonio.

©Photo credit: Lorenza Uguccioni@la_cuisine_de_coco

L’Associazione BdV di Firenze vuole essere custode e testimone aggiornata dell’esistenza e dello stato di conservazione delle “little wind windows” come le chiamano gli Inglesi.  Per mesi ha lavorato ad un censimento che ha raggiunto ad oggi ottimi risultati.

In questa logica di “censimento aperto” l‘Associazione intende arrivare presto all’apposizione sistematica di una piccola targa segnaletica accanto ad ognuna delle 152 buchette del centro di Firenze, con indicato l’indirizzo, il nome dell’eventuale palazzo di appartenenza, l’indicazione del materiale con cui è fatta e, dove possibile, una datazione certa.

In copertina buchetta del vino ©Photo credit: Lorenza Uguccioni @la_cuisine_de_coco