di Elena Vitali

Immigrazione, integrazione, empatia: tre parole che in modo sintetico riassumono il primo romanzo di Angela Ticca “Il giardino delle vespe”, scritto nel 2017, pubblicato solo qualche mese fa tramite una raccolta di crowdfunding grazie alla casa editrice Bookabook.

Siria. Guerra civile. La piccola Ameena rimane mutilata di una gamba da una mina inesplosa. Questo tragico incidente spinge i suoi genitori ad allontanarsi dalla loro terra e affrontare, carichi di speranza, un drammatico viaggio verso l’Italia. L’integrazione non è facile, fin da subito.
Come l’eroe omerico per eccellenza, inizia per la bimba il viaggio “di ritorno”, spinta dalla volontà di approdare nuovamente nella propria terra natia.

Facendo propria l’antica tradizione dei νοστοι greci, l’autrice la recupera e la applica in chiave moderna alla sua protagonista: una lunga vicissitudine, una pressoché infinita peripezia in grado di trasformare e segnare nel profondo dell’animo tutti i personaggi che le gravitano attorno.
Ameena tenterà di tornare in Siria in treno aiutata dal suo amico Brandon. Gli incontri che faranno cambieranno per sempre il corso della vita dei protagonisti, in un susseguirsi di avvenimenti che porteranno i destini di ciascuno a legarsi in maniera indissolubile.

© Photo credit: San Sy via Pexels

Gli intrecci, sapientemente gestiti dalla scrittrice con l’efficace espediente di suddivisione degli stessi capitoli in sotto paragrafi nominali, sembrano quasi tessere la fitta trama di uno stesso tessuto e convergono tutti in un’unica direzione, dando al romanzo quell’unità di solito difficilmente raggiungibile.
Da questa capacità di tenere ben salde le redini di una storia contraddistinta da una molteplicità di vicende distinte, ne consegue una forte empatia del lettore verso tutti i personaggi.
A mano a mano che si procede con la lettura emerge sempre più chiara ed evidente la volontà dell’autrice di far sì che si attui un processo di immedesimazione con coloro che appartengono a culture diverse dalle proprie, e a volte lontane e difficili da comprendere. Tutti i personaggi passano delle vicende particolari, ma comunque riescono bene o male a farsi sempre forza. Sono portatori di un messaggio di speranza, vogliono comunque reagire, seppure in modi diversi, a situazioni difficili che possono capitare.
Ma lo sguardo della Ticca non è per nulla disincantato. Nel suo scandagliare gli animi e la diverse personalità, si fa portavoce di una riflessione tanto vera quanto cruda, che definisce la coesistenza sia di aspetti negativi che positivi in un unico individuo.
Il finale del romanzo ne è l’esempio, e lascia a bocca aperta.

Angela Ticca, “il giardino delle vespe”. Bookabook editore, Milano, 2022. © Photo credit: Elena Vitali.

Angela Ticca è nata a Sassari il 15 dicembre del 1972. Nel 1991 ha ottenuto la maturità classica presso il liceo D. A. Azuni a Sassari. Nel 1999 ha conseguito con lode la laurea in Giurisprudenza presso L’Università degli studi di Sassari. Ha poi frequentato un corso di giornalismo e collaborato con la redazione del “Quotidiano di Sassari on line”. Dal 2003 al 2006 ha prestato servizio come borsista presso la Camera di Commercio di Sassari dove ha curato la stesura di alcune pubblicazioni. Dal 2007 al 2016 ha gestito un’attività commerciale. Attualmente è vicepresidente di Qua la zampa Sassari odv, un’associazione di volontariato che si occupa della tutela dei cani e gatti randagi oltre a collaborare alla gestione del canile comunale di Sassari. Nel 2006 pubblica con AndreaOppure Edizioni la sua prima raccolta di racconti dal titolo “Così come la vedo io”.

@elena_gazettedubonton