Di Paola Casulli

1) Operazione Prosperity Guardian

Il 19 novembre 2023 la nave commerciale Galaxy Leader, della flotta della giapponese Nippon Yusen Kaisha, è stata sequestrata da miliziani Houthi mentre era in navigazione nei pressi di Hodeida, nello Yemen, in viaggio dalla Turchia all’India. 

Gli Houthi, gruppo islamista filo-sciita dello Yemen, hanno rivendicato l’assalto in risposta agli «atti atroci di Israele contro il popolo palestinese a Gaza e in Cisgiordania”.

Dopo il dirottamento della Galaxy Leader, gli Houthi, in un crescendo esponenziale di raid, hanno indirizzato numerosi attacchi missilistici e droni-kamikaze sulle navi in transito, volti a seminare insicurezza nello Stretto di Bab el-Mandeb, Mar Rosso, una delle rotte commerciali più importanti del mondo.

Secondo ultime fonti, i prossimi attacchi degli Houthi potrebbero essere indirizzati al danneggiamento dei cavi sottomarini sui cui passano le telecomunicazioni globali, rischiando di mandare in tilt le connessioni tra India, Cina ed Europa.

Nei confronti dei raid contro le navi mercantili, la risposta americana non è tardata a d arrivare.

Il 18 dicembre 2023, il Segretario alla Difesa americano Lloyd Austin ha annunciato l’operazione Prosperity Guardian con l’obiettivo di ridurre le tensioni e ripristinare la stabilità lungo la nevralgica rotta del Mar Rosso proteggendo le navi commerciali internazionali che, a seguito degli incidenti, sono state costrette a cambiare rotta, con potenziali ripercussioni su oltre il 40% del commercio Asia-Europa.

2) Chi sono gli sciiti dello Yemen, gli Houthi?

In Yemen, paese dilaniato dalla povertà e indebolito da annali conflitti interni, la maggioranza dei cittadini è sunnita.

Gli Houthi, conosciuti anche come i Partigiani di Dio,  Anṣār Allāh, fino a poco tempo fa considerati poco più che dei ribelli con ambizioni nazionali, si sono imposti come guida per la minoranza sciita zaydita e fanno parte, insieme ad Hamas palestinese, Hezbollah libanese, e il corollario di milizie sciite siro-irachene, di quello strumento offensivo, animato dagli ayatollah iraniani, conosciuto come “l’Asse della Resistenza”.

Ma cosa accomuna gruppi sunniti e sciiti, da sempre in lotta tra loro, che sono gruppi autonomi e hanno una propria indipendenza? in questo caso un unico obiettivo: fare fronte comune per dimostrare la compattezza combattente contro lo Stato di Israele e le ingerenze occidentali.

Morteza Nikoubazi – manifestante iraniano brucia la bandiera USA durante una protesta anti statunitense davanti all’ambasciata britannica di Teheran

Il movimento è stato fondato negli anni ’90 da Husayn al-Houthi, ucciso poi dalle forze armate yemenite nel settembre del 2004, che fonda la “Gioventù credente” nella roccaforte di Sa’ada, nel nord dello Yemen.

Il periodo storico è quello in cui si sigla l’unificazione della Repubblica Araba dello Yemen a Nord con la Repubblica Democratica Popolare dello Yemen a Sud.

Fusione mai voluta da Husayn al-Houthi che porta avanti la rinascita dello zaydismo, setta sciita dell’islam yemenita, e ottenere così l’autonomia delle terre del nord in una regione dove il 60% della popolazione è sunnita.

Ma sarà in seguito alle Primavere arabe, nel 2011, che gli scontri e i tumulti si intensificano.

Gli Houthi guidano rivolte popolari che nel 2012 portano al rovesciamento del Governo.

Il Presidente Alī ʿAbd Allāh Ṣāleḥ è costretto a dimettersi. Personaggio controverso, Ṣāleḥ cambia più volte le sue alleanze, ora appoggiando gli Houthi, ora reprimendo le ribellioni e appoggiando la coalizione sunnita che comprendeva Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Kuwait ed Egitto per un intervento militare nello Yemen. 

Ṣāleḥ viene ucciso nel dicembre del 2017 dalle forze Houthi a Sana’a.


Ali Abdullah Saleh

Il Presidente Abd Rabbih Manṣūr Hādī  sale al potere dopo la deposizione di Ṣāleḥ.

Ed è durante il travagliato governo di Hādī che, nel 2014, i ribelli Houthi sostenuti dall’Iran scendono dalla loro roccaforte settentrionale nello Yemen e conquistano la capitale Sana’a.

L’anno successivo il gruppo costringe Hādī sfuggire all’estero scatenando la reazione dell’Arabia Saudita che teme l’insediamento di un governo Houthi, considerandolo essenzialmente un satellite dell’Iran.

Dal 2015 nel Paese si cristallizza uno scenario bipolare: da una parte gli Houthi sostenuti dall’asse della resistenza guidata dall’Iran, dall’altra il Governo riconosciuto dalla Comunità Internazionale sostenuto da una Coalizione internazionale guidata dall’Arabia Saudita.

La conseguenza è una devastante guerra civile che causa 160mila vittime e oltre tre milioni di sfollati interni, provocando uno dei peggiori disastri umanitari del nostro pianeta.


Abdrabbuh Mansour Hadi

Sebbene la violenza si sia attenuata dopo un cessate il fuoco nel 2022, gli Houthi controllano ancora l’intero Yemen nord occidentale, la capitale Sana’a, le coste del Mar Rosso e una vasta percentuale della popolazione che vive in condizioni di estrema miseria, fame ed epidemie.

Si stima che del gruppo facciano parte circa 100mila miliziani.

Oggi il leader degli Houthi è Abdul Malik al-Houthi, diretto discendente del fondatore del gruppo.

3) Motivazioni apparenti agli attacchi Houthi

I problemi iniziano con lo scoppio della guerra Israele-Hamas a ottobre 2023.

In seguito, gli Houthi avviano una serie di lanci di missili contro Israele e attacchi sistematici contro i mercantili al largo delle coste dello Yemen, nel Mar Rosso, mettendo in atto una sorta di difesa solidale a sostegno dell’enclave palestinese, intimando a Israele di interrompere immediatamente le ostilità contro Gaza.

In questo modo gli Houthi hanno la duplice possibilità:

primo, mettere sotto pressione i sostenitori occidentali di Israele, mettendo in ginocchio il settore dei trasporti marittimi, che solo nel Mar Rosso rappresenta il 12% del commercio mondiale, per un valore di 1,2 trilioni di dollari l’anno.

Secondo, nell’ambito di ambizioni regionali, presentarsi come gli unici attori di quella galassia anti-Israele a fare qualcosa di concreto, sia agli occhi dell’opinione pubblica interna, dove stavano perdendo consensi, sia regionale.

sostenitori degli Houthi sorreggono una bandiera palestinese.jpg

4) Quali sono invece le motivazioni nascoste

Gli Houthi hanno sempre stretto un forte legame col “grande fratello” iraniano.

Dalle forniture di armamenti considerevoli, all’addestramento militare; dall’invio di armi e denaro, all’erogazione di competenze tecnologiche, all’assistenza di intelligence e hackeraggio dei sistemi informatici nemici, sono ben più che semplice sponda alla strategia dell’Iran che li introduce in un gioco geopolitico di più ampio respiro rispetto alla loro “agenda” locale.

Per Teheran sono un amico prezioso in quanto hanno una mano sul Mar Rosso e mettono pressione, quando serve, agli avversari locali (Arabia, Emirati, Bahrein), monarchie sunnite. Ma, alla luce degli ultimi eventi, acquisito un credito militare e diplomatico capitalizzato negli anni, il gruppo incomincia a destare preoccupazione perché gli Houthi non sembrano più gestibili e minacciano un’estensione del conflitto a livello regionale che nessuno vuole. 

Il loro obbiettivo contingente non è tanto la causa antisionista o fermare l’invasione nella Striscia di Gaza, ma governare lo Yemen e negoziare la pace, da una posizione rafforzata, con l’Arabia Saudita, loro principale nemico, considerato corrotto e non adatto a governare il principale luogo santo dell’islam della Mecca.

navi da guerra israeliane con gruppi Houthi yemeniti

Sembra ormai irreversibile la dinamica per cui gli Houthi, per anni quasi dimenticati dal mondo e considerati attori relativamente marginali, importanti solo nel circoscritto scacchiere della guerra civile yemenita e della sua propaggine in termini di scontri con l’Arabia Saudita, sembrano aver compiuto un salto di qualità nel presentarsi come minaccia credibile sul piano globale e conquistare legittimità e riconoscimento internazionale attraverso l’escalation, per ora controllata, del conflitto nel Mar Rosso.

@IncantoErrante