di Irina Sorokina

“CHI NACQUE PER SCAVARE NELLA PROFONDITA’ DELL’ANIMA, VIVERE E RESPIRARE DELLE PROPRIE CREAZIONI, DEVE ESSERE BIZZARRO IN TANTE COSE”

Il 1 aprile (20 marzo secondo il calendario giuliano) del 1809 nacque

il grandissimo scrittore russo Nikolaj Vasil’evič Gogol’

Si ricordano nelle storie dell’arte e della letteratura moltissime persone bizzarre, ma ce ne sono alcune che sono più bizzarre di quelle bizzarre. Negli spazi immensi dell’Impero Russo, esistito fino al 1917, il primato  assoluto va, senza dubbio, al grande, anzi, grandissimo scrittore ottocentesco Nikolaj Vasil’evič Gogol’, autore della raccolta “Racconti di Pietroburgo“, tra cui il celebre Cappotto, della commedia “L’ispettore generale“, del poema (come lui stesso lo definì – in realtà, il romanzo) “Le anime morte”, della novella Taras Bul’ba dove racconta la lotta armata dei cosacchi ucraini contro gli invasori polacchi nel diciassettesimo secolo.

Ecco, abbiamo nominato l’Ucraina, un paese al centro dell’Europa, le cui terre sono ufficialmente riconosciute come le più fertili in assoluto, paese bellissimo e generoso che unisce tantissime culture diverse, ucraina, russa, polacca, ungherese e rumena. Vide la luce proprio in Ucraina il genio bizzarro Gogol’, nacque dai piccoli proprietari terrieri a Velikie Soročintsy, una tenuta del governorato di Poltava: ai tempi dell’Impero Russo questa parte dell’attuale paese si chiamava Malorossija, la Piccola Russia.

E’ facile che tantissime stranezze del suo carattere furono dovute ai problemi psicologici del padre e della madre: il primo credeva nei miracoli e nel destino, la seconda faceva sogni profetici, sospettava di tutto e di tutti, comprava una marea di cose inutili e non imparò mai ad amministrare l’economia domestica. Ma il figlio di questa coppia bizzarra la superò alla grande!

Fu esageratamente religioso e mistico, affetto da depressione e sofferente di un disturbo bipolare che lo portò a bruciare il secondo tomo delle Anime morte pochissimi giorni prima di morire.

Illustrazione da “le Anime Morte” – Photo credit Wikimedia.org

Ma ancora di più fu celebre per i suoi comportamenti, oggetto delle chiacchere incessanti dei contemporanei: a scuola era pigro, non voleva imparare le lingue, prendeva in giro i suoi compagni e li copiava, ma senza cattiveria. Gli scolari lo chiamavano “nano misterioso” e lo rendevano oggetto di beffe. Il ragazzo si rifugiava spesso in un angolo buio e da lì urlava imitando il verso del caprone. Da grande non mostrò mai interesse per il sesso opposto, fu timido fino al punto che usciva da una stanza quando vi entrava una persona che non conosceva, camminava per strada sempre dal lato sinistro scontrandosi con i passanti, dormiva seduto ma scriveva in piedi, era terrorizzato dal temporale e soprattutto dall’eventualità di essere sepolto vivo, adorava i dolci e non permetteva ai camerieri di portare via lo zucchero: lo nascondeva e poi lo mangiava mentre conversava o scriveva, rifiutava di mostrare il passaporto alle polizie di frontiera.

Si vantava di capacità insolite: fu un abile sarto, amava tagliare, cucire e lavorare a maglia e addirittura cucì un guardaroba completo per le sue sorelle, a eccezione, però, della biancheria intima, come mutandoni e corsetti, perchè ignorava la loro esistenza; dipingeva anche affreschi sui muri e inventò una bevanda chiamata gogol’-mogol’: il latte di capra cotto con il rhum. E poi, adorava mangiare fino alle vere abbuffate che gli provocavano il continuo mal di stomaco e adorava pure cucinare.

Anche un lettore disattento realizza subito che tutte le opere letterarie di Gogol’ rappresentano una vera enciclopedia della vita quotidiana dei russi e degli ucraini e tra queste descrizioni gustose, l’arte culinaria occupa il primo posto. Il furbo Pavel Ivanovič Čičikov delle Anime morte che gira l’immenso impero allo scopo di comprare i servi di gleba morti, ma non dichiarati tali, i proprietari terrieri Korobočka e Sobakevič dello stesso romanzo, il piccolo impiegato Khlestakov scambiato per un temuto ispettore generale, il capo dei cosacchi Taras Bul’ba mangiano e bevono in continuazione. Il loro inventore li descrive con un tale gusto ed entusiasmo che tutta l’opera di Gogol’ porta il nome non ufficiale Abbuffatiade (in questo modo tentiamo di tradurre in italiano il termine russo, pure inventato, Жратвиада (Zhratviada).
Uno degli amici più intimi di Gogol’, scrittore Sergej Mikhajlovič Aksakov osservò il celebre collega mentre cucinava con fervore gli spaghetti:

Non si poteva guardare Gogol’ senza ridere e stupirsi; si dedicava a questa cosa mettendoci tutta l’anima, come se la preparazione degli spaghetti fosse stato il suo mestiere preferito, e io pensai che se il destino non avesse fatto di lui un grande poeta, sarebbe diventato obbligatoriamente un cuoco artista

Dire che amava l’Italia non basta: il “nano nero” nato nella Piccola Russia la venerava, soprattutto amava Roma dove visse a lungo, e sosteneva che “Un uomo deve avere due patrie: il luogo dove nacque, e Roma”. Gogol’ considerava la città eterna il posto più bello del mondo. Da dove venne l’attrazione che lui provava per Roma, i suoi monumenti e addirittura per i suoi abitanti, rimase un mistero. Passeggiando per le vie di Roma, diventava spesso vittima di balordi e mendicanti, tuttavia perdonava loro tutto, considerando i loro inganni una forma di vitalità locale. Roma diventò la sua seconda patria e proprio lì Nikolaj Vasil’evič conobbe la pasta, meravigliosa invenzione del Bel Paese (anche se qualcuno sostiene che questo merito vada alla Cina). Proprio lì imparò a distinguere gli spaghetti dai maccheroni e imparò il concetto di cottura al dente. Tutti sanno che nei paesi nordici come la Germania e la Russia persiste l’abitudine di consumare la pasta scotta; sembra che fu proprio il bizzarro scrittore a introdurre il concetto di cottura “al dente”.

Tutti sanno che nei paesi nordici come la Germania e la Russia persiste l’abitudine di consumare la pasta scotta; sembra che fu proprio il bizzarro scrittore a introdurre il concetto di cottura “al dente”.- Photo credit Wikimedia.org

Visto che in Italia cuociamo la pasta proprio al dente, non facciamo ripetere questo concetto al creatore dei fantasmagorici Cappotto e Le anime morte. Assaggiamo, piuttosto, la bevanda “Gogol’-mogol’” e vediamo se ci piace!

“Gogol’-mogol’” con rhum e brandy

Ingredienti:

  • 2 uova
  • 200 ml di panna da montare 30%
  • 300 ml di latte
  • 80 g di zucchero
  • 20 g di zucchero aromatizzato alla vaniglia
  • 60 ml di rhum
  • 60 ml di brandy

Spezie come noce moscata, chiodi di garofano, cardamomo, pepe, buccia di limone o arancia.

Lavare le uova in acqua tiepida con bicarbonato e asciugarle con cura. Montare le uova con lo zucchero, per ottenere una massa omogenea; deve aumentare di tre volte. Separatamente montare la panna con dello zucchero aromatizzato alla vaniglia.
Mescolare le uova montate con latte, rhum e brandy, aggiungere le spezie a piacere, fare raffreddare in frigo per due ore.
Servire il gogol’-mogol’ in bei bicchieri decorati con panna montata e, a piacere, con una buccia di limone o  pezzetti di frutta.

@irinalagazza

In copertina: caricatura di Gogol – Photo credit Wikimedia.org