di Emanuela Borgatta Dunnett

Francesca Vinciguerra nasce a Taormina nel 1900 da Domenico Vinciguerra e dalla cantante Giovanna Sciglio. Nel 1907, la famiglia si trasferisce a New York.

Negli Stati Uniti, Francesca si rivela allieva brillante dell’Hunter College della Columbia University ed appena diciottenne inizia la carriera di giornalista e scrittrice per la rivista socialista The Masses. Una rapida escalation la sua che la porta, dapprima, alla redazione letteraria del periodico New York World, poi alle collaborazioni di prestigio per il New York Times ed il Saturday Review of Literature.

Il passo si fa breve e la dirige verso una carriera di successo nella redazione di biografie, parzialmente romanzate ma saldamente basate sui fatti, di personaggi illustri. Esordisce nel 1927 con The ardent flame, all’interno della quale ripercorre la storia d’amore tra Paolo e Francesca e si aggiudica l’appellativo di “poeta in prosa”. Parole del New York Times Book Review (7 Luglio 1927), ribadite con forza dalla rivista The Spokane Woman che ne parla come di “una delle opere più riuscite degli anni Venti. Ripercorrendo il periodo aulico in cui le arti erano gestite dalle famiglie più eminenti d’Italia.”

Dopo il successo ottenuto con il libro d’esordio, si dedica alla traduzione (essendo perfettamente in grado di comprendere: inglese, italiano, spagnolo, francese e tedesco) del Decamerone di Boccaccio per il mercato anglofono; lavoro edito ancora oggi ed utilizzato nelle facoltà di italianistica statunitensi, insieme alle sue trasposizioni di brani della Divina Commedia. Le personali passioni letterarie, però, le fanno sentire la mancanza di un confronto biografico con coloro che considera le sue maggiori influenze di stile. Per questo motivo, nel 1933, pubblica quello che – da critica e pubblico – è considerato il suo capolavoro assoluto: Poor splendid wings, dedicato alla Confraternita inglese dei Preraffaelliti, con un occhio di riguardo per il fondatore Dante Gabriel Rossetti e la sua cerchia artistica, analizzando – altresì – il controverso rapporto con la moglie, Elizabeth Siddal.

L’opera ricostruisce attentamente l’epoca vittoriana, per dar modo ai personaggi che si muovono all’interno della Confraternita di rivelarsi al lettore nelle loro reali sfaccettature. Una costante negli scritti di Winwar, come dimostrano anche i successivi The romantic Rebels sulle vite dei grandi poeti inglesi Byron, Keats e Shelley, il ritratto Oscar Wilde in Oscar Wilde and the jellow nineties, l’analisi della poetica di Withman in American Giant, la figura di George Sand in The life of the heart (tradotto anche in italiano: La vita del cuore), passando per lo splendido The immortal Lovers sugli scrittori Elizabeth Barrett & Robert Browning ed il loro rapporto d’elezione con l’Italia ottocentesca.

Le molteplici conoscenze in svariati ambiti, le consentono di dedicarsi anche ad altri personaggi storici come Elisabetta I, Napoleone, Rousseau e Giovanna d’Arco (biografia che colpisce Hollywood ed ottiene la prefazione di Ingrid Bergman che ne ricopre il ruolo nel 1948). Senza disdegnare ritorni ai suoi interessi principali, allora ecco comparire: Farewell the banner, dove illustra (ad oggi fra i pochi) i controversi rapporti che unirono i fratelli Dorothy e William Wordsworth al il ribelle poeta Coleridge. Una bibliografia vastissima che inizia, come evidenziato, negli anni Venti e prosegue fino agli anni Sessanta; includendo anche due pietre miliari quali la biografia di Edgar Allan Poe: The Haunted Palace (1959) ed un prestigioso lavoro di ricerca del 1956, sui rapporti d’arte e amore che legarono Gabriele d’Annunzio ad Eleonora Duse.

Il volume Wingless victory (anche noto come Wings of flame, edito in Italia da Mondadori con il titolo Con d’Annunzio di Fuoco in Fuoco) è interessante sia per gli studiosi dannunziani, sia per i dusiani, poiché si avvale di materiale inedito proveniente dagli allora non ancora completamente catalogati archivi del Vittoriale, che Winwar ebbe modo di frequentare diversi mesi, durante la stesura.

Wingless victory è, probabilmente, la sua opera più riuscita al di là delle recensioni entusiastiche per il suo primo lavoro biografico dedicato principalmente ai Rossetti (i quali ritornano, giustamente, fra queste pagine per districare i nodi della vita del Vate ed il suo “debito” stilistico nei confronti del padre spirituale dei Preraffaelliti). Traspare, infatti, tutta la passione per i soggetti trattati ed il “rapporto” d’elezione con d’Annunzio, una comunione d’intenti nel preservare la bellezza del verbo che ricorda quello che, in vita, unì il poeta a Sibilla Aleramo.

Frances Winwar fu amata dal pubblico e dagli scrittori contemporanei. Indimenticabili, in questo senso, le lodi rivoltele da Thomas Mann, il quale apprezza particolarmente il suo approccio scientifico alle vite trattate; o quelle ricevute da Maurice Maeterlinck a proposito della biografia di Giovanna d’Arco, ammirandone la minuziosa ricerca del dettaglio.

Spentasi a New York nel 1985, la città di Taormina ne ha, recentemente, ravvivato il ricordo con l’apertura di una biblioteca a suo nome, ubicata all’interno della casa di riposo Carlo Zuccaro. Inoltre, per chi volesse saperne di più, è possibile consultarne la bibliografia completa e la corrispondenza personale sia di persona sia online, tramite l’Howard Gotlieb Archival Research Center della Boston University.

@manuwritesandreviews