di Rossana Tubaro |

Fenomeno Pet Influencer: la situazione ci sta sfuggendo di mano?

Dall’account Instagram di un’ape a quello di un gatto bengalese giramondo, ultimamente si sente sempre più parlare di Pet Influencer.

Chi sono i pet influencer?

Sono account che hanno come protagonista un pet, un animale da compagnia. Dai più comuni, come cani, gatti, conigli agli insoliti pappagalli, ricci, procioni, porcellini (solo per elencarne alcuni).

Alcuni di questi account riescono a raggiungere milioni di persone e collaborare sia con aziende del settore, sia con brand di fama mondiale (tra i tanti che si potrebbero citare: Chanel, Supreme, Gucci, Zappos…).

Come si fa a diventare un pet influencer?

La chiave del successo di tutti questi profili è l’estrema originalità della loro proposta rispetto al mare magnum di account esistenti: che sia per la personalità, un sapiente storytelling di chi li gestisce, o per una particolare caratteristica fisica degli animali protagonisti, in grado di bucare l’obiettivo, questi account riescono a conquistare migliaia di fan.

Non solo qualità fisiche eccezionali e personalità dirompente, alcuni pet influencer di successo sono anche animali con forme più o meno gravi di disabilità, che mostrano sul proprio profilo com’è la loro vita.

©Photo credit: Canva

Da @realgrumpycat, la gattina imbronciata che ha ispirato migliaia di meme, a @loki, molto del lavoro che rende questi account così seguiti è creato dalla stretta collaborazione tra l’animale e il proprio padrone in un gioco che coinvolge fotografia, didascalie interessanti, prodotti dedicati e stories.

Ripercussioni del successo dei pet influencer

Visto il boom che alcuni di questi account stanno avendo e la conseguente possibilità di poter ricevere prodotti gratuiti, i cosiddetti #giftedby, un numero sempre maggiore di persone iscrive il proprio amico con la coda a Instagram, sognando di farlo diventare famoso.

Amare il proprio animaletto non basta per avere successo, anche se ovviamente non deve mai mancare. Essere pet influencer è diventato a tutti gli effetti una questione di business.

È proprio per questo che il trend ha attirato diversi approfittatori, che cercano in tutti i modi di raggiungere il successo per “marciarci” sopra. In questo processo a mancare è il motivo principale per cui si dovrebbe aprire un account al proprio animale: l’amore per il proprio amico.

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L’attività di un pet influencer può essere remunerativa, è vero, ma deve basarsi principalmente sulla collaborazione con il proprio animale, il più possibile positiva. È quindi importante che il nostro compagno con la coda sia felice di collaborare alla realizzazione del progetto e per fare ciò è importante lavorare costantemente con lui o lei sul vostro legame.

Real vs Fake Pet influencers

Al di là dell’esperienza e del trattamento che viene riservato al vostro amico, ci sono molti profili che per raggiungere a tutti i costi il proprio obiettivo, con il minimo sforzo e nel minor tempo possibile, usano tecniche scorrette.

Queste sono tutta una serie di automazioni che possono essere attuate tramite bot o manualmente, e che permettono agli utenti di incrementare la crescita sui social media evitando la “fatica” di un piano editoriale, di contenuti di qualità e di interazioni reali sulla piattaforma.

Insieme alla possibilità di comprare like e follower, sono pratiche fortemente penalizzate da Instagram, Tik Tok e altri social media al punto da diventare assolutamente controproducenti, nonostante ci sia ancora chi si ostina a utilizzarle. 

Al giorno d’oggi è inoltre possibile rintracciare tutte le persone che usano questo tipo di tecniche grazie a strumenti come Ninjalitics, e alla segnalazione a Instagram stesso.

Pet Influencer in Italia

Purtroppo in ambito social media italiano siamo poco aggiornati e, soprattutto in ambito pet, la maggior parte delle aziende del settore dimostra le proprie lacune, affidandosi a indicatori come follower ed engagement rate, che possono facilmente essere alterati con i bot.

È chiaro per le aziende che è necessario essere su Instagram per poter coinvolgere le proprie cerchie e invitarle all’acquisto.  Spesso però queste non hanno né l’organico né le competenze per poter capire se un profilo è affidabile o no.

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È per esempio così che molto spesso l’invio dei famosi prodotti #giftedby diventa una pratica inutile e costosa in alcuni casi (a profili che non rispecchiano i valori del brand) e in altri perfino pericolosa, come nel caso di prodotti per cui banalmente serve il consiglio di un medico veterinario o di un educatore (per es. le ciotole anti ingozzamento).

D’altra parte, chi conosce questo mondo sa che spesso anche i pet influencer hanno una buona dose di incoscienza, consigliando prodotti mai provati e alle volte arrivando fino a mentire per ricevere merce gratuita sempre nuova. 

Fortunatamente, nonostante come abbiamo visto non sia tutto oro quello che luccica, anche in Italia stanno emergendo profili competenti che rispettano le regole del marketing e cercano di istruire i propri seguaci a un corretto uso della piattaforma.

Auspici per un migliore 2020

Considerando che il trend annunciato da Instagram per il 2020 è quello di un maggiore “verismo espressivo” (già attuato da altre piattaforme), cioè meno filtri sulle immagini, maggiore valore allo User Generated Content e una guerra ancor più aspra a chi sfrutta le automazioni, l’auspicio per questo 2020 è che quindi le aziende riescano a colmare alcune lacune e a evitare di incappare ulteriormente in fake influencer.

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Una buona soluzione che può essere un compromesso per le aziende è l’affidarsi a micro influencer, ovvero tutti quei profili social medio-piccoli che però vengono percepiti come più vicini dagli utenti (e per questo driver di vendita oltre che del passaparola) e che non avendo grandi numeri dovrebbero dare alle aziende maggiore garanzia di non aver usato bot o “trucchetti”.

Autore dell’articolo: Rossana Tubaro
Correttore bozze: Valentina Riva

In copertina: Cappuccino e Rosa ©Photo credit: Claudia  @unattimodiclaudia