di Eleonora Vallin |

Deserto e ghiaccio. Steppa e cielo. La Patagonia è terra di estremi.

Una landa infinita dagli orizzonti lontani dove il mare incontra le montagne con i suoi boschi che cambiano colore della vegetazione anche in pochi metri per via dell’umidità del cielo.
Una landa dove la brulla e arida terra disegna il più grande deserto in suolo americano. 

Abbiamo iniziato il viaggio partendo da Ovest.


Atterraggio a Trelew, sosta a Porto Madryn,
piccolissima cittadina portuale: una lunga via di negozi turistici e qualche caffè,
base di partenza per esplorare il deserto della Patagonia
e arrivare alla Peninsula de Valdes.

 

Appena arrivati in albergo, camera vista mare, abbiamo aperto la finestra e visto le prime balene!
Erano lì, davanti a noi, a pochi chilometri dalla costa, che saltavano e spruzzavano acqua senza sosta.  

Le balene di Porto Madryn – Photo credit www.wikimedia.org

Porto Madryn è nel Golfo Nuevo: acque riparate, calde e quiete.

Acque riparate, calde e quiete a Porto Madryn – Photo credit Pxabay


Qui ogni anno si rinnova un rito:
grazie alla temperatura perfetta delle acque,
si incontrano, innamorano, accoppiano e partoriscono le balene.


Provengono dal Polo Sud per trovare l’amore, 
dare la vita ai loro cuccioli e insegnarli a nuotare.
Sono osservate, studiate, catalogate.
Sono migliaia e lo spettacolo è unico, imprevedibile, emozionante. 

Porto Valdes è anche terra di una delle più grandi colonie di leoni marini (Punta Loma) e di elefanti marini, i giganti pigri del mare, stanziati poco più avanti. Anche loro scelgono questo posto per amore. I loro cuccioli sono però indifesi perché qui il mare è pieno di orche pronte a sfamarsi con qualche piccolo ancora incapace di nuotare.

I bellissimi leoni marini di Punta Loma – Photo credit www.mondointasca.it

Del resto è la vita del mare e il suo equilibrio.
Qui la terra è rossa e stepposa, piegata dal vento.
Il cielo azzurro denso e terso.
La steppa è abitata da armadilli, struzzi, volpi rosse e dei simpatici animali che assomigliano ai Lama e che si chiamano Guanachi.   

Poi ci sono loro, i pinguini. Arrivano a novembre dall’Antartide.

I primi a mettere le pinne in Argentina sono i pinguini maschi – Photo credit www.wikimedia.org

I primi a mettere le pinne in Argentina sono i pinguini maschi. Cercano dove insediarsi, quindi attendono le loro compagne. Si riproducono, aspettano la nascita del loro unico figlio, poi tornano in acqua a cercare cibo.
Quando siamo andati noi eravamo in anticipo rispetto al periodo della riproduzione e la più grande colonia di Punta Tombo era deserta.
I primi pinguini erano però arrivati giù, alla Fine del Mondo, nell’isola di Martillo. Erano solo 138, i primi, i pionieri, gli esploratori, tutti con il petto rosso lucido. 

Dal lato occidentale, la Patagonia cambia faccia.

Al confine con il Cile
– un confine netto segnato con squadra e righello da questioni politiche –
lì dove le Ande si estendono fino a inabissarsi nell’Oceano,
la Patagonia offre il meglio di sè con i Parchi glaciali.

Non è facile, per chi è abituato a salire in alta quota per ammirare un ghiacciaio, percepire il fronte maestoso di queste pareti di ghiaccio dal basso di un Lago. E che Lago!


Il colore blu del ghiaccio 
è dovuto al fatto che dei colori che formano la luce, il blu è più potente dei fotoni rosso e verde. Più la luce riesce ad entrare in profondità più il colore blu è intenso e questo è facilitato per l’assenza di particelle di aria. Sono azzurre anche le acque dei laghi della zona che, come tutti quelli in contatto con i ghiacciai, hanno questo colore magnifico perché contengono sedimenti o polvere di roccia portata via dal ghiaccio dalle rocce.
Il lago Argentino è celeste come un pastello caran d’ache.

La navigazione lungo il Parco Glaciale, facendo slalom tra gli iceberg e ai pezzi di ghiaccio che cadono da queste pareti immense alte fino  a 120 metri dall’acqua (Lo Spegazzini), è fuori dal tempo.

Eppure sono evidenti, in maniera drammatica,
le conseguenze del cambiamento climatico.


Le lunghe lingue di ghiaccio si stanno ritirando e il Ghiacciaio più imponente, l’Upsala, 
perde 2,6 miliardi di tonnellate l’anno. 

il ghiacciaio più imponente, l’Upsala – Photo credit Pixabay

Ma c’è un unicum.
Il Perito Moreno (70 metri di altezza) è l’unico ghiacciaio che non si sta ritirando ma invece avanza ogni giorno.

Il rumore del ghiaccio quando cade nell’acqua è cupo, sordo e immenso.
Ho avuto la fortuna di ascoltare questo suono immenso mentre parti del ghiacciaio si staccano e precipitano in acqua.

ll Perito Moreno è ghiaccio vivo che si muove e cammina – Photo credit www.wikimedia.org

Il Perito è ghiaccio vivo che si muove e cammina: ogni tre anni provoca la chiusura di uno dei due bracci del lago Argentino, così l’acqua che non passa inizia a scavare un piccolo pertugio che diventa una grotta.
Tre anni per chiudere il varco, dalle 36 alle 48 ore per far crollare tutto e riaprire la porta dell’acqua.
Il miracolo si compie di continuo. Il panorama è mozzafiato perché tutto intorno c’è silenzio.

We did it! Due ore e mezza di trekking sopra il Perito Moreno con whisky finale e ghiaccio… tutto rigorosamente homemade.

@eleonoravallin

vallineleonora.wordpress.com

In copertina: PATAGONIA – Photo credit Pixabay