di Paola Amadei

Questa storia inizia in Germania dove mi trovavo per la mia prima esperienza di lavoro dopo la laurea in economia. Avevo scelto di tornare a Colonia dove avevo già trascorso un periodo di studio durante l’Università come prima meta di un percorso di crescita professionale che pensavo mi avrebbe portata poi anche in altri paesi, quelli di cui conosco la lingua: la Spagna, gli Stati Uniti…
Ma è successo che ho iniziato a sentirmi a disagio in quel mondo iper-competitivo, fatto di uomini in carriera e di donne che facevano di tutto per essere, anche loro, uomini in carriera.

Avevo una grande passione: quella per l’ambiente.

E mi era insorto un desiderio impellente: quello di dedicare un po’ di tempo agli altri. Insomma volevo prendermi un periodo sabbatico per capire meglio che cosa volevo dalla vita ma nel frattempo non volevo pensare solo a me stessa: volevo fare del volontariato.
Così ho mollato il mio lavoro da rampante donna in carriera in Germania e sono partita per l’India con un biglietto “open”, senza data di ritorno, non prima di essermi iscritta ad un master in gestione delle risorse ambientali, senza troppe speranze di essere ammessa.  

Come sono andate le cose?

Torno dall’India dopo tre mesi perché ammessa al master. Dopo il master, ottengo l’incarico di  ricercatrice all’Università, nel campo delle politiche ambientali. Lì conosco Gigi, mio marito. Insieme fondiamo  una famiglia e mettiamo al mondo cinque figli.

A parte brevi periodi dopo la nascita dei bimbi, non ho mai smesso di lavorare.

Per certi aspetti sono stata fortunata: ho ottenuto subito il part time appena sono rientrata dalla prima maternità e da allora ho sempre potuto continuare con il lavoro a part time. L’Università prima e la libera professione poi mi hanno permesso di avere orari di lavoro flessibili, di poter in parte lavorare da casa e di avere periodi di ferie più o meno liberi e prolungati. Mi sono goduta tantissimo i miei bambini, anche se non sempre sono stata una mamma attenta ai loro bisogni. Ci sono stati dei momenti in cui ero troppo impegnata a sopravvivere per accorgermi di alcune loro necessità. Però c’ero sempre, almeno nelle necessità di base: ai convegni mi portavo dietro bimbo e baby sitter e, dopo aver esposto il mio intervento, allattavo.

Ho dovuto però anche affrontare condizioni avverse: ho sempre avuto stipendi bassi che per anni ho passato direttamente alle baby sitter. Abitare in provincia e lavorare in città a Milano mi ha costretto alla dura vita della pendolare. Ho sofferto la lontananza dalla mia famiglia d’origine, dalle amiche di sempre e da tutte le persone che avrebbero potuto darmi un sostegno psicologico o anche solo offrirmi una spalla su cui piangere nei momenti peggiori.

Ho sofferto la lontananza da tutte le persone che avrebbero potuto darmi un sostegno psicologico o anche solo offrirmi una spalla su cui piangere nei momenti peggiori. Photo credit Pixabay

Nel complesso compito di gestire una famiglia numerosa, ho avuto tante esperienze diverse. Con il mio libro vorrei offrire una testimonianza su come ho affrontato tante situazioni che ogni genitore può trovarsi ad affrontare, come ad esempio la scelta tra asilo nido e baby sitter,  la ricerca della persona giusta a cui affidare i propri figli. Ho conosciuto molte persone: con alcune le cose hanno funzionato splendidamente, con altre meno. Non è facile condividere la cura e la gestione dei propri figli con persone della famiglia, come i nonni, figuriamoci con persone estranee. Tuttavia considero un privilegio aver potuto condividere le fatiche di crescere i miei figli con tante splendide persone che sono rimaste nel cuore a me e ai ragazzi. Le baby sitter che si sono avvicendate negli anni hanno riempito la nostra vita di allegria, coccole, episodi divertenti e spiritosi che ancora ricordiamo con affetto ….ma alcune di loro ci hanno fatto vivere anche momenti inquietanti. Come quel pomeriggio in cui sono tornata a casa e non ho più trovato nè baby sitter, nè gioielli: la signorina era sparita portandosi via tutto, e per un terribile attimo ho temuto che avesse rapito anche i miei figli. E che dire della stravaganza della baby sitter che, ogni tanto, mi chiedeva il permesso di abbracciarmi, perchè soffriva di nostalgia della madre, o di quella che non riusciva ad alzarsi prima di mezzogiorno? 

Se devo tirare le somme, devo dire comunque che sono consapevole e grata di tutto quello che ho avuto dalla vita.

L’autrice, con marito e figli, in un recente ritratto. Photo credit Paola Amadei

Spero di riuscire a dare alcuni spunti di riflessione, qualche ispirazione alle tante mamme che fanno le acrobazie tra lavoro e famiglia e, perché no, dare un piccolo contributo al dibattito sulla parità tra uomo e donna dal punto di vista delle mansioni, delle opportunità di carriera e della tutela della genitorialità.

 Paola Amadei, “Come sopravvivere a cinque figli e a venticinque baby sitter”, Youcanprint, 2021

Paola Amadei, “Come sopravvivere a cinque figli e a venticinque baby sitter”, Youcanprint, 2021

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In copertina: Photo credit Pixabay