di Eleonora Vallin

Molti film, prima di apparire sullo schermo, sono libri. Talvolta i suoni e le immagini li rendono migliori; sicuramente la pellicola ha il dono di trasformarli in soggetti accessibili e popolari. In qualche caso, le due forme d’arte – scrittura e cinematografia – si equivalgono. A volte sono, semplicemente, diverse. In talune circostanze sarebbe meglio se la storia fosse rimasta ancorata alle pagine di carta per permettere ai lettori di fantasticare.

Colazione da Tiffany” è uno di quegli esempi dove la raffinatezza di un’attrice del calibro di Audrey Hepburn ha saputo rendere memorabile un ruolo poco rispettabile per la morale dell’epoca (e non solo) e perfino una brioche incartocciata divorata davanti alla più famosa gioielleria della Quinta strada.
E pensare che al suo posto avrebbe potuto esserci Marilyn Monroe…
Tuttavia, la domanda è d’obbligo: quanti hanno (anche) letto il libro di Truman Capote da cui è tratto l’omonimo film?

Colazione da Tiffany” rientra nella terza categoria di cui sopra: libro e film si assomigliano, ma sono diversi. E la differenza maggiore sta proprio nel carattere della protagonista che il libro ritaglia in modo più realistico e crudo fino a biforcare proprio nel finale.

Il romanzo scritto non ci regala un romantico bacio sotto la pioggia, stritolando nel soprabito un gatto senza nome, ma dà concretezza al vero desiderio di Holly, alias Audrey, di non finire come un animale in gabbia.

Sempre che l’amore sia giudicato, anche dal lettore, una gabbia da cui scappare e volare via…
Credo che valga dunque la pena togliersi la curiosità di leggere la penna originale di Capote e la sua verità cruda.

Il libro, pubblicato nel 1958, non fu un successo ma forse pesarono al tempo anche le inclinazioni sessuali dell’autore. Il film, che pare non piacque a Capote che in realtà sosteneva proprio Marylin come protagonista, trasforma in una piccola favola a lieto fine una storia di una giovane e sfortunata fanciulla che scappa dal suo passato e insegue un precario presente, incapace di trovare un posto nel mondo. Un’eterna bambina chiassosa e scanzonata, che ha pure le paturnie (leggi paure, anche di sé stessa), gioca al ruolo di consolatrice di carcerati ma è un’attrice mancata che sa essere “generosa” di sé con tutti, specialmente con i tipi facoltosi e bizzarri.

Colazione da Tiffany” di Capote è un buon libro estivo per la sua brevità, di certo più digeribile di “A sangue freddo” per cui il giornalista e scrittore statunitense è ben noto (anche questo divenuto un ottimo film).
Quanto a Audrey, che resta sul podio in cima alla classifica delle attrici che prediligo, senza nulla togliere alla Monroe che in questo film secondo me non sarebbe stata azzeccata, vi consiglio di avventurarvi in trame meno note e di andare ben oltre l’estetica del tubino Givenchy e dei suoi occhi da cerbiatto, scartabellando vecchie pellicole, più impegnate, come “Quelle due”, “Due per la strada” e gli “Occhi della notte”. Se volete sorridere: “Funny Face” al fianco di Fred Astaire, come mai ve la sareste immaginata.

Colazione da Tiffany, Truman Capote, ed. Garzanti

@eleonoravallin

In copertina: Tiffany &Co. flagship Store, New York_5th Avenue ©Photo credit: Tiffany.it