di Eleonora Vallin

Non c’è il fascino imperiale del castello di Sissi a Vienna, né l’esoterismo magico che incutono le statue del Ponte Carlo di Praga; eppure, Budapest ha tutto l’incanto della Mittleuropa e lascia il segno. Non a caso, stiamo parlando dell’antica capitale dell’impero Austro Ungarico, dell’urbe strategicamente scelta dai romani, nell’allora Pannonia, per arginare le popolazioni germaniche, nonché città set di classici come “I ragazzi della via Pal” (letteralmente: A Pál utcai fiúk) e, per chi non lo sapesse, anche di film famosi come Bel Ami, Spy Game o Evita con Madonna nel 1996.

Nel nostro breve viaggio, siamo arrivati a Budapest in auto, senza grandi problemi di traffico, acquistando “la vignetta” autostradale online. Dall’Italia si può tranquillamente spezzare il viaggio con una tappa a Lubiana e una a Zagabria (andata e ritorno) e pausa caffè sulle rive del lago Balaton che è il mare per eccellenza degli ungheresi.  Vale la sosta solo per capire cosa significa per una nazione non avere sbocco al mare.

Il lago Balaton: il mare per eccellenza degli ungheresi

Budapest è una città letteralmente divisa in due dal Danubio che non è un normale corso d’acqua e si impone, anche straripando, sul suolo. Credetemi: solo quando vi ci si ritrova davanti si comprende davvero la sua portata e dimensione. La città è l’unione di due mondi che il Danubio ha separato a lungo: Buda e Pest.

Il primo ponte che le unì, non a caso, è oggi simbolo della città: il ponte delle catene costruito nel 1849. Collega ancora oggi la parte orientale “Pest”: la città dei negozi e della pedonale Váci utca, con il maestoso Parlamento e il grande quartiere ebraico, dalle colline che si ergono a Ovest dove si stende: la collina di Buda con il suo Castello (oggi Museo), i Bastioni dei pescatori (set fotografico per eccellenza), la città storica di Obuda con le rovine romane di Aquincum e, nelle periferie, l’eco dei 50 anni di storia comunista, l’altura verde e rocciosa di Gellert con la statua della Libertà e i famosi bagni termali in stile Art Nouveau.

Bastioni dei pescatori

Non si può tuttavia affrontare Budapest senza prima tenere a mente che in città si erge maestosa la più grande sinagoga d’Europa nonché la seconda/terza al mondo (dipende dai parametri) dopo Gerusalemme e New York. Tutto intorno alla Sinagoga si concentra una buona parte della numerosissima comunità di Budapest, la più grande dell’Ungheria e tra le più importanti d’Europa, con un numero di abitanti di origine ebraica stimato intorno alle 100 mila unità. Il quartiere è pieno di localini dove mangiare, bere e godersi un aperitivo, magari in uno dei ruin bar (“bar in rovina” in italiano e “romkocsmák” in ungherese) ospitati all’interno di antichi edifici abbandonati durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale. Nati dall’occupazione, spesso abusiva, di questi spazi da parte dei giovani della capitale alla ricerca di un luogo di ritrovo, i ruin bar sono oggi dei veri e propri locali dove bere qualcosa in un ambiente eccentrico e fuori dal comune.

Di sera, consiglio vivamente la crociera sul Danubio perché la città, illuminata assume un alone magico e i colori diventano seppiati come in una vecchia cartolina degli anni ’30.

La crociera su Danubio

Budapest ha diverse atmosfere che richiamano ai fasti del passato. Merita varcare la soglia del Párisi Passage café mentre potrebbe essere assai complicato, per la lunga coda di turisti, visitare il Caffè Gerbeaud le cui torte sono comunque reperibili anche à la carte in altri ristoranti.  Se avete voglia e tempo, cercate due biglietti per il teatro dell’Opera per vivere un’esperienza unica.

Quanto al cibo, merita il viaggio un salto da Kéhli Vendéglő per assaporare il pane all’aglio con il midollo. Sarete voi a spalmare l’aglio e a infilzare gli ossi buchi.

Testate infine un giro in metro. È come ripiombare nella guerra fredda in un’Europa divisa di 40 anni fa.

teatro dell’Opera

Quanto alla casa natale di Houdini, situata tra le mura del castello di Buda, sappiate che il grande illusionista emigrò negli Stati Uniti ad appena 4 anni cambiando il suo nome ungherese (si chiamava Erik Weisz). Pur avendo quindi passato solo i primi anni dell’infanzia, la casa è comunque un’attrattiva piacevole, specie se si viaggia in famiglia.

Tutte le immagini sono di proprietà dell’autrice @eleonoravallin