di Ilaria Rigoli

Andiamo a rifare il mondo
Serviranno
le parole brave
le parole forti
le parole verdi;
servirà il silenzio
delle foreste, il pensiero
di tutte le teste.
Serviranno giorni
serviranno mani
serviranno la rabbia
di oggi, e la pace
di domani.

Così comincia la prima poesia della raccolta “A rifare il mondo”, uscita per Bompiani a marzo 2022: una sessantina di brevi poesie ordinate secondo la trama segreta dello scorrere delle stagioni, resa talvolta più evidente dalle illustrazioni lineari di Ilaria Faccioli.
Ciascuna poesia ha per titolo una sola parola: Vento, Autunno, Corsivo, Zitti, Amico…

Al centro infatti di ciascun componimento c’è una sola parola, dentro la quale si muove lo spazio di un immaginario soprattutto bambino che, a partire da un vocabolo, costruisce un mondo.

Si può rifare il mondo con le parole? “Gli esseri umani stanno nelle parole come il pesce nel mare”, cioè non possono vivere senza: così disse Gianni Rodari, che ho voluto omaggiare con un titolo che richiamasse alcune sue storie (le indimenticabili “A sbagliare le storie”, “A toccare il naso del re”, e altre sue Favole al Telefono). Tutto quello che abbiamo come esseri umani, tutto ciò che è essenzialmente nostro come specie sulla Terra, è in effetti il linguaggio. Anche se è vero che gli animali comunicano, solo gli umani hanno il verbum, la parola, il linguaggio che crea immaginazione e dà vita a ciò che non c’è; che dice il concreto e l’astratto, e che quindi reinventa il mondo in ogni minuto. Per rifare il mondo ci vuole certo l’azione, perché la parola non basta; ma prima dell’azione c’è il pensiero, e prima del pensiero c’è la parola. E se la parola è brava, forte, verde, saggia, allora forse anche l’azione sarà tale. Questo è vero specialmente quando ci si rivolge ai bambini, per i quali più di tutti, nelle parole del linguista Austin, “le parole fanno le cose”.

Ho cominciato a scrivere poesie e filastrocche da bambina, a scuola; più avanti ho avuto la fortuna di leggere i grandi poeti del Novecento, di subire il fascino strano e miracoloso dello scritto poetico, dove forma, suono e significato si fondono insieme e la loro somma non è mai questione di aritmetica, perché in poesia 1+1+1 non fa mai 3, ma sempre qualcosa in più. Queste poesie cercano forse di restituire l’idea che, dentro ciascuno di noi e specialmente nei piccoli, esiste sempre la possibilità di una canzone: se l’occhio sa vedere, se la voce impara a cantare, allora nel mondo, per quanto brutto, esiste sempre la possibilità di una poesia, di trovare una canzone nascosta, specialmente nelle cose piccole della vita, quelle apparentemente insignificanti, perfino quelle brutte.

C’è nelle cose male
nelle giornate brune
una canzone;
nello sporco per terra,
nella guerra
dell’erba con asfalto,
dentro me,
quando sono bassa, sono cattiva
e pigra e senza fame,
c’è comunque, c’è
una canzone.
(Comunque, p. 18)

Un bambino o una bambina che impara a parlare, a scrivere, dà forma al proprio mondo e al proprio modo di stare in esso. Il mio tentativo, attraverso queste poesie che cercano di osservare il mondo dall’altezza (vertiginosa e immaginifica) dello sguardo bambino, è quello di dare una nuova consistenza alle parole semplici. Un po’ come guardare un pezzetto di materia al microscopio, per tuffarcisi dentro, esplorarne l’universo inedito, trovare ciò che di assolutamente bambino e quindi forse universale – perché tutti siamo o siamo stati bambini – quel brandello di linguaggio ha da dirci:

Eri tu, eri tu che mi mancavi amico!
La nostra lingua inventata misteriosa
il nostro tempo sospeso velocissimo
quelle risate solo a noi spiegabili
e la tua mano, della giusta misura,
piccola abbastanza
per stare nella mia.
(Amico, p. 33)

Mi è stato detto che queste poesie non sono solamente per bambini, e forse è vero, perché adulto è lo sguardo da cui sono partita, e adulta è la mia voce. Eppure è osservando i bambini che sono state scritte, stando con loro e ascoltando la loro voce. Non sempre il bambino è poeta, ma quasi sempre – se gli si concede il miracolo di essere bambino, cosa che al giorno d’oggi non è scontata – il suo sguardo è poetico, perché scopre e reinventa un mondo nel quale sa di essere piccolo in mezzo alla grandezza delle cose. Qualcosa che anche gli adulti, credo, dovrebbero ricordarsi.

Signora Montagna
rosa drittissima mamma
di roccia.
Signor Deserto
vasto caldissimo padre
di tracce.
Signor Oceano
vecchio saggissimo nonno
di onde.
Signora Terra
bella verdissima
nonna azzurrissima
grande.
(Grande, p. 83)

Ilaria Rigoli, “A rifare il mondo“, Bompiani, 2022

@ila_rigoli

In copertina: ©Photo credit: 123RF