KILLERS OF THE FLOWER MOON

Gesti solenni accompagnati da preghiere e lamenti sono al centro di una cerimonia officiata tra diversi membri della nazione Osage, un popolo di nativi americani originari della regione delle Grandi Pianure, per il seppellimento della pipa sacra. 

Si apre così, con una scena mozzafiato, il film di Martin Scorsese,

Killers of the Flower Moon

Le pipe sacre avevano un profondissimo significato mistico e spirituale per i nativi americani.
Seppellirne una, voleva dire perdere il senso d’identità di un popolo, spezzare le radici ancestrali e spirituali della propria cultura dalla notte dei tempi.

killers of the flower moon.

Ma, nell’ultimo lungometraggio di Scorsese, mentre gli indiani scavano per seppellire la loro pipa, la terra improvvisamente borbotta, si spacca ed erutta una pioggia di oro nero.
Un unico immenso zampillo che ricade su di loro!

Gli indiani, sorpresi a danzare nella luce dorata del giorno, imbrattati di petrolio, è l’unica scena gioiosa, e in parte surreale, in un film che racconta invece la storia di uno dei peggiori crimini americani durante il primo quarto del xx secolo, per mano di avidi bianchi, accompagnata dall’avvento dell’FBI. 

È la storia degli indiani Osage in Oklahoma e di un’America che incombe famelica sulle loro terre, ricostruita in un libro del 2017 dal reporter David Grann in “Gli assassini della terra rossa” che diventa Killers of the flower moon nella trasposizione cinematografica di Scorsese.

Gli Osage scoprono il petrolio

Scorsese per questo lungometraggio aveva deciso di girarlo dove vivono ancora oggi gli Osage, lavorando a stretto contatto la comunità e con il loro attuale capo Geoffrey Standing Bear.
L’obiettivo era quello di evitare il racconto da un punto di vista statunitense dell’uomo bianco e per di più con la solita rappresentazione macchiettistica dei nativi americani ma, al contrario, far conoscere al mondo un pezzo di storia autentico e un veritiero svolgersi dei fatti sconosciuto a molti.

E soprattutto ha voluto raccontare la storia da parte delle donne, una in particolare: Mollie Brown.

Mollie Burkhart (second from right) lost all three of her sisters under suspicious circumstances.

Ma andiamo per ordine 

Il Petrolio

Negli anni Venti, dopo la Prima guerra mondiale, gli idrocarburi stavano per diventare la risorsa più importante del pianeta. Enormi giacimenti furono trovati in Oklahoma dove vivevano gli indiani Osage, facendo di loro la popolazione più ricca d’America.  Con questi ricavi, gli Osage mandarono i loro figli a studiare in prestigiose scuole private, costruirono ville, acquistarono auto di lusso e viaggiarono in Europa. 

Ritenendo che gli Osage non fossero in grado di gestire tutta quella ricchezza, per via dei pregiudizi razzisti, il Congresso degli Stati Uniti approvò una legge che prevedeva l’assegnazione di un tutore, scelto tra avvocati e uomini d’affari bianchi che si erano trasferiti nella zona, per amministrare i beni a ogni persona che aveva «almeno il 50 per cento di sangue Osage».

Coloro cominciarono ben presto ad approfittarsi della legge per arricchirsi a discapito dei nativi.
Nel 1924 il dipartimento dell’Interno accusò più di venti tutori di aver sottratto illegalmente agli Osage milioni di dollari, ma tutti evitarono il carcere grazie a dei patteggiamenti. 

Alcuni tutori però non si limitarono a questo e iniziarono a uccidere o a ordinare l’omicidio degli Osage che erano stati affidati loro, in modo da ereditarne le terre. Solo fra il 1921 e il 1923 ci furono 13 morti sospette o palesi omicidi di uomini e donne Osage che avevano un tutore, ma entro il 1925 i morti erano diventati diverse decine. 

Spesso le persone venivano avvelenate o uccise a colpi di pistola, ma in un caso fu anche fatta esplodere una bomba in una casa. 

Poiché il matrimonio era un altro modo per accedere alla ricchezza degli Osage, molte donne Osage si sposarono in quegli anni con persone bianche e furono per questo uccise dai loro mariti bianchi. Dato che l’eredità di un Osage, prima di andare al tutore bianco, passava ad altri familiari, furono anche uccise intere famiglie. Questo periodo fu chiamato “Regno del Terrore”

La storia vera

I delitti sembrarono intensificarsi a causa delle attività di William Hale, un losco personaggio nativo del Texas, che si trasferisce in Oklahoma all’inizio del Novecento e fa la sua fortuna come allevatore di bestiame e uomo di affari. Quando il prezzo del petrolio iniziò ad aumentare, Hale cerca di approfittare della ricchezza degli Osage, agendo in combutta con altri personaggi, tra i quali il nipote Ernest Burkhart.

Il Film – i Protagonisti

Il lungometraggio, che ha 3 ore e 26 minuti di durata, riesce a mettere insieme ben tre premi Oscar per il miglior attore protagonista: Robert De Niro/William Hale, un perfido uomo bianco, allevatore di bestiame che fa amicizia con gli Osage, anche se stava ideando un elaborato complotto per ottenere il controllo delle loro ricchezze. Quest’uomo che si fa chiamare zio, o “Re”, dal suo succube nipote, è un gangster puro, cattivo e subdolo, convinto che “se devi fare guai li devi fare per bene”. All’inizio nasconde la sua vera natura e il suo sordido scopo, convincendo, sempre il nipote appena giunto dal fronte che, “qui si alleva bestiame, non c’è petrolio qui. Niente petrolio, niente paura. E io ho scelto niente paura”… il tempo passerà e diventerà più secco di 7 anni di carestia dei faraoni di un tempo”….

killers of the flower moon – Di Caprio De Niro

Leonardo Di Caprio/Ernest Burkhart, reduce della 1° guerra mondiale, uomo senza prospettive e senza idee che, sceso dal treno ha già stampato sul volto la sua espressione un po’ smarrita e un po’ ebete che sosterrà per tutta la durata del film. Egli è il nipote di William Hale.
Dal suo autista occasionale che è andato a prenderlo alla stazione, Henry Roan (William Belleau), a cui chiede – di chi è tutta questa terra? –  Si sente rispondere dall’indiano – è mia! –

Ernest Burkhart

Ernest faceva il cuoco in fanteria. Poi gli scoppia l’intestino e, per questo motivo, l’esercito gli mette una panciera e un biglietto del treno in mano per tornarsene a casa. A Ernest, personaggio sordido e debole, i soldi piacciono tanto. In un primissimo dialogo con lo zio William, dice di non avere malattie e di aver tenuto l’attrezzo impacchettato meglio che poteva. Anche se le donne gli piacciono. Gli piacciono tutte, rosse, bianche, blu. –Tutte, sono ingordo non scarto niente. un po grassocce, soffici, di buon odore

Hale, lo “promuove” autista e gli mette tra le mani un libro per istruirlo sugli Osage, a sentir lui, le migliori e più belle persone sulla terra.

Brendan Fraser che appare verso la fine del film nei panni, di forte caratterizzazione anche se di pochi minuti, dell’avvocato W.S. Hamilton in difesa di William Hale De Niro accusato dell’uccisione di diversi membri della nazione Osage e che per questo cerca di intimidire il nipote di Hale, Ernest, affinché testimoni a favore dello zio.

Brendan Fraser – Killers of the flower moon

E poi su tutti campeggia la splendida Lily Gladstone/Mollie Burkhart, sorprendente protagonista candidata all’Oscar, nel film donna Osage purosangue la cui femminilità irradia forza e nobiltà. Mollie detiene una quota di diritti considerevoli sui giacimenti petroliferi sulla terra della sua famiglia e per questo moglie sacrificale, tradita e avvelenata lentamente da Ernest, il marito inetto, ottuso e avido.

Molti familiari di Mollie muoiono in circostanze misteriose. Quando muore la madre di Mollie, Lizzie, Scorsese trasforma questa scena in uno dei momenti più sentimentali e surreali della sua carriera. In silenzio quasi completo, Lizzie muore tra le braccia delle sue figlie, solo per svegliarsi nello stesso letto, ma in un posto diverso: l’aldilà, dove viene incontrata dagli antenati di Osage e portata via delicatamente.

killers-of-the-flower-moon Ernest e Mollie

Nell’ultima ora e nell’ultimo atto il film cambia radicalmente registro, quando l’FBI di J.Edgar Hoover manda i suoi uomini in Oklahoma sollecitato da una delegazione di nativi, per cercare di capire cosa stia succedendo.

Un film geniale in cui la banalità del male si esercita in un quadro in cui la divisione tra buoni e cattivi non è inizialmente chiara ma si dipana lentamente privo di carisma e fascino per poi esplodere in tutta la sua crudezza.

@incantoerrante